Condizioni “inumane” al Cie, i rivoltosi in carcere e ai domiciliari

Il Gip ha condannato al carcere 3 dei 9 stranieri protagonisti della rivolta della scorsa settimana. Gli altri 6 hanno l'obbligo di dimora nelle ore notturne. Gli avvocati penalisti tornano alla carica per denunciare lo stato disastroso del Centro

L'Osservatorio Carcere dell'Unione Camere Penali italiane ha stilato un documento dove si traccia un quadro a tinte fosche dei Cie visitati dall'Ucpi e definiti tra i luoghi “più oscuri del sistema giudiziario italiano”, e dove si evidenzia il caso limite di quello di Modena, visitato lo scorso 4 luglio.

La tentata fuga di nove extracomunitari tra il 17 e 18 luglio, seguita dai danneggiamenti di alcune strutture del centro e da un corpo a corpo con gli agenti, continua a far parlare di sé e aggrava i problemi. Per tutti gli arrestati il Pm ha chiesto la custodia cautelare in carcere. All'esito dell'udienza di convalida dell'arresto il Gip ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, ma non il pericolo di fuga, applicando così la misura custodiale in carcere richiesta dal Pm nei confronti di tre indagati, e l'obbligo di dimora e permanenza in casa durante le ore notturne per gli altri sei. 

“Il giudice ha definito “inumane” le condizioni di vita all'interno del Cie di Modena - spiegano i penalisti all'Ansa - tanto da comportare una denuncia alle autorità sanitarie per l'elevato rischio di epidemie ed alla Procura della Repubblica per eventuali reati che dovessero realizzarsi in capo ai gestori di tale struttura”. A sostegno dei timori espressi da più parti circa la criticità della struttura di via Lamarmora, in cui attualmente il personale gestore è in sciopero, il giudice ha osservato come sia “certo che la restituzione di tutti gli arrestati al Cie di Modena esporrebbe gli stessi ad un concreto rischio di reiterazione delle medesime condotte, rischio che soltanto una misura cautelare può scongiurare”. 

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“Ed allora, viene da chiedersi – rileva ancora l'Osservatorio - per quale motivo sia stato disposto il trattenimento nel Cie, extrema ratio prevista nella direttiva rimpatri, se il rischio di fuga poteva effettivamente essere salvaguardato. Ed ancor di più, ci si deve interrogare - ma la domanda qui è volutamente retorica - per quale motivo sia stato ritenuto il pericolo di fuga e la legittimità del decreto prefettizio anche in sede di verifica giurisdizionale da parte del Giudice di Pace”.

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