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"Ribaltone" in Procura, il Consiglio di Stato annulla la nomina a procuratore di Lucia Musti

Un collega, il procuratore di Rimini Paolo Giovagnoli aveva presentato ricorso, ritendendo di avere più qualifiche per ricorpire quel ruolo a Modena. La sentenza dà ragione al pm e di conseguenza fa decadere la dottoressa Musti

Doccia fredda per il procuratore capo di Modena. Dottoressa Lucia Musti. La quinta sezione del Consiglio di Stato "accoglie" il ricorso del pm Paolo Giovagnoli "con conseguente annullamento del provvedimento di nomina" di Lucia Musti a capo della Procura di Modena.  É questo il verdetto che arriva da Roma dove Csm e ministero della Giustizia escono stavolta battuti dal procuratore capo di Rimini che ha deciso di non arrendersi dopo la prima sentenza a lui sfavorevole pronunciata dal Tar del Lazio. E ora il Consiglio di Stato "ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa". Deve decadere, insomma, il mandato conferito a Musti. è la decisione che arriva dalla Camera di consiglio tenutasi il 5 dicembre scorso e ora nero su bianco nella sentenza pubblicata sul sito della giustizia amministrativa. 

La spunta dunque Giovagnoli che si era fatto avanti per l'incarico a Modena vedendosi battuto (era il 13 gennaio 2016) da Musti, all'epoca procuratore aggiunto a Modena (e dunque titolare di un ufficio semidirettivo, elemento che pesa non poco nel verdetto dei giudici del Consiglio di Stato). 

Ritenendo la nomina di Musti illegittima, Giovagnoli l'ha impugnata davanti al Tribunale amministrativo vedendosi respinto il ricorso perchè venne considerato sufficiente, per preferire Musti, la positiva valutazione dello "svolgimento, effettivo o vicario, di funzioni direttive, semidirettive o di coordinamento di posizioni tabellari o gruppi di lavoro". In pratica, bastava la sua esperienza da procuratore aggiunto a Modena che fu valutata dal Csm tra le attività di direzione significative per la valorizzazione del parametro dell'attitudine. Giovagnoli ha contestato un errore: non si è adeguatamente motivato il giudizio di prevalenza per Musti.

Peraltro Musti, al parametro dell'"attitudine" non vantava titoli superiori a Giovagnoli che è procuratore capo a Rimini mentre la sua collega "poteva far valere solo lo svolgimento di funzioni semidirettive" a Modena. E il Consiglio di Stato concorda: "Giovagnoli avrebbe maturato esperienze organizzative di gran lunga superiori a quelle della dottoressa Musti. La doglianza cosi' sinteticamente riassunta merita accoglimento". Inoltre, "insieme al difetto di motivazione" della scelta, è fondata "la lamentata violazione" di norme del 2006 secondo cui "le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione, di collaborazione e di coordinamento investigativo" vanno valutate "specificamente", mentre "questa specificità è stata invece senz'altro sostituita" da una "assimilazione" delle qualifiche o posizioni dei due candidati. 

Il Csm, 'bacchettà il Consiglio di Stato, doveva indicare "puntualmente" le ragioni che "portano ad accordare prevalenza a chi può vantare solo funzioni di livello inferiore e a pretermettere (omettere, ndr) la diversa e superiore, e di consolidato periodo, esperienza altrui in qualifica superiore. Il che qui non è avvenuto: nè risulta giustificato come potesse restare senza significato che Giovagnoli sia stato dallo stesso Csm valutato e confermato in quella stessa funzione direttiva" dopo quattro anni a Rimini. Insomma, "dalla proposta dell'apposita Commissione che ha premiato la dottoressa Musti non emergono le ragioni, alla luce dei vari parametri e indicatori, della concreta prevalenza circa le attitudini a quest'ultima accordata", dicono i giudici amministrativi. A favore di Musti si citano molteplici attività organizzative e gestionali, ma "senza dar adeguato peso al fatto che sono sempre state esercitate a livello semidirettivo", cioè un gradito sotto a chi è procuratore, concludono.

(DIRE)

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