Prostituzione, una notte di controlli sulle strade con la Polizia di Stato

ModenaToday ha trascorso qualche ora con gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Modena assistendo all'opera di pattugliamento nelle zone calde della città dove viene praticato il mestiere più antico del mondo. Ecco come è andata

Controlli della Polizia

L'appuntamento è alle ore 22 davanti la Questura. "Iniziamo il giro dalla Madonnina, poi continueremo lungo via Emilia Ovest, la Bruciata, Marzaglia e poi zona Fiera". A dettare l'itinerario è Eugenio Di Prinzio, ispettore della seconda sezione della Squadra Mobile di Modena: a seguire la sue direttive sono gli agenti del Reparto Prevenzione Crimine di Bologna. Obiettivo della serata è perlustrare le zone tipiche della prostituzione modenese, identificare le ragazze, verificare nuovi arrivi e segnalare eventuali anomalie nell'area ovest della città.

CAVALCAVIA MADONNINA - Neanche il tempo di scaldare i motori delle auto e già ci si ferma ai piedi del cavalcavia della Madonnina, all'imboccatura di via Emilio Po: nonostante sia piuttosto presto, tre ragazze hanno già iniziato il turno. Le auto della Polizia si dispongono, gli agenti indossano le pettorine per far rallentare gli automobilisti indisciplinati e rendere sicuro il luogo del controllo: così facendo, la Squadra Mobile può iniziare ad operare e a fare due chiacchiere con questo drappello di giovani romene poco più che ventenni. "Sono appena arrivate a Modena - spiega Di Prinzio - Dato che non le conosciamo, le portiamo in Questura per l'identificazione". Il Bmw della Polizia carica le ragazze e le accompagna in via Palatucci per i controlli del caso.

DIANA - L'attività prosegue a poca distanza, lungo via Emilia Ovest, nei pressi del distributore Agip posto di fronte al parco Ferrari. Diana ha 24 anni, tacchi alti e un profumo troppo economico per la sua bellezza. Dall'altra parte della strada, seduti al tavolino di un venditore di panini, un capannello di uomini borbotta e pare non gradire la presenza delle Forze dell'Ordine. Non senza qualche imbarazzo, Diana accetta di parlare e di raccontare le ragioni per cui ha scelto di "fare la vita": "Ho sempre fatto la prostituta - spiega - è una scelta di vita che mi permette di vivere meglio rispetto alla mia famiglia in Romania, sono libera di scegliere e non sono obbligata ad andare con tutti". Inevitabile chiedere a quanto possano ammontare gli incassi: "Dipende dai periodi - risponde - Ora è un brutto momento, posso fare dai 30 ai 100 euro a notte, ora si fa molta fatica a guadagnarne 500. Se ogni tanto penso di cambiare mestiere? Sì, ci penso, ma quello che faccio ora è un lavoro indipendente, mi sono comprata casa e mando a casa qualche soldo per la mia famiglia e mia figlia di 9 mesi". Quando si parla di affetti, traspare un poco di commozione: "Cerco di tirare avanti, voglio il meglio per mia figlia, non voglio che sappia cosa faccio e vado a casa ogni mese per trovarla. Come mi vedo tra qualche anno? Spero di andarmene di qui il prima possibile per tornare dalla mia famiglia, lontano da loro si sta male e qui non ho amici".  

NIGERIANE IN ZONA FIERA - L'edizione notturna della via Emilia Ovest non è più quella di una volta. Alla Bruciata non c'è il giro di fine anni '90 e le presenze di giovani romene sono drasticamente calate: la nuova rotatoria di Marzaglia funge, a tutti gli effetti, fa da polo di incontro fra chi cerca e chi offre sesso a pagamento. Dopo essere state identificate dalla Polizia, alcune ragazze sudamericane, alla vista della macchina fotografica, danno in escandescenze e abbandonano il loro posto per dirigersi a piedi verso il centro abitato di Marzaglia Vecchia. Ora, ci si può concentrare sulla vera centrale della prostituzione modenese: zona Fiera. Come da accordi con la Squadra Mobile, anticipiamo l'arrivo delle auto della Polizia in viale Virgilio e viale Ovidio: decine di ragazze di colore, spesso nigeriane, si dispongono ai lati della strada sui marciapiedi con pochi effetti personali raccolti dentro le sporte di plastica. Alla minima avvisaglia di pericolo, come un lampeggiante azzurro della Polizia, scatta il fuggi fuggi generale: nel giro di pochi istanti, le postazioni vengono abbandonate e le ragazze si nascondono nella fitta vegetazione presente nel terreno compreso tra viale Virgilio e il negozio Decathlon di via Ovidio per evitare controlli o problemi con i documenti. L'erba alta e le canne alte diverse metri si oppongono alle torce della Polizia e per due operatori è un compito quanto mai improbo riuscire a recuperare qualcuno dileguatosi come un gatto nel cuore dell'oscurità.

TRANS - Se la via Emilia è ad appannaggio dell'est europeo e zona Fiere è territorio "africano", in viale Virgilio, nella zona del market all'ingroso Metro, esiste un'enclave autonoma: i transessuali gestiscono in maniera del tutto indipendente la propria attività, senza l'intervento di "papponi" o di "madame", quelle matrone africane che portano ragazze in Italia per sfruttarle e poi liberarle una volta guadagnata una certa somma di denaro che spesso si aggira sui 50mila euro. A confermarlo è la stessa Lucia, transessuale 40enne originaria del Perù, a Modena da circa 6 anni, dedita alla prostituzione fin dal suo arrivo in Italia nel 2000: "In sudamerica siamo orientate a questa vita - racconta - O siamo cuoche, o parrucchiere, o puttane". Ad essere intervistata, Lucia si sente molto diva e non fa altro che sistemarsi i lunghi capelli biondi della sua parrucca e a mettere in evidenza il seno: "Fare questo mestiere è divertente, ma anche un po' faticoso - ammette - Quando ero più giovane, si guadagnava di più. I miei clienti? Sono sempre italiani di mezza età, sulla quarantina, spesso vengono da me per parlare e chiacchierare: pagano e non facciamo niente". Non mancano i pretendenti veri e propri: "Ci sono stati clienti che mi hanno chiesto di andare a vivere con loro e di smettere di fare la puttana, ma io voglio tornare in sudamerica e non voglio continuare per molto: ormai, faccio questo mestiere da 15 anni". Cosa cercano i clienti in un trans? Lucia non si scompone: "Cercano qualcosa che non possono trovare nella loro donna - replica - cercano un'esperienza diversa". Paura della strada? "Bisognerebbe averla sempre - replica Lucia - Ci sono sempre persone che vengono a chiedere una percentuale, ma noi trans siamo autonomi e ci gestiamo in modo indipendente". Il Perù è lontano e la nostalgia si fa sentire: "Mi manca sempre il mio Paese - racconta - I soldi che guadagno in parte vengono inviati in Perù alla mia famiglia: quando hanno saputo del mio mestiere non hanno reagito male, sanno che è una cosa assolutamente normale per la nostra realtà: come ho già detto, o fai la parrucchiera, o fai la cuoca, o fai la puttana".

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