Accoglienza degli stranieri in città, istituzioni a confronto

Giovedì 26 novembre alla Fondazione San Carlo testimonianze e approfondimenti. Assessora Urbelli: “Tante le questioni ancora aperte da affrontare insieme”. Interverranno il vescovo Castellucci e il sindaco Muzzarelli; la senatrice Maria Cecilia Guerra, il giornalista Amedeo Ricucci, esperti di cooperazione internazionale

“Modena stazione di Modena, per il futuro si cambia”: è una provocazione ma anche uno stimolo a riflettere in modo diverso sui fenomeni migratori il titolo del convegno promosso dall’assessorato al Welfare del Comune di Modena per giovedì 26 novembre al Teatro della Fondazione San Carlo (via San Carlo, 5). In programma dalle ore 15 “testimonianze, approfondimenti e dialoghi per orientarci sui fenomeni migratori ed elaborare una nuova cultura dell’accoglienza”. A confrontarsi su un tema quanto mai d’attualità saranno amministratori e politici dal sindaco Muzzarelli alla senatrice Maria Cecilia Guerra, esperti e studiosi come il responsabile di Oxfam Italia Daria Antenucci e il presidente del Coopi Claudio Ceravolo, oltre un videomessaggio dell’europarlamentare Cecile Kienge ma ci saranno anche giornalisti, fotografi, artisti e l’Arcivescovo di Modena - Nonantola Erio Castellucci.

“La migrazione è un fenomeno internazionale, con radici geopolitiche complesse e lontane, che tocca anche Modena molto da vicino – afferma l’assessora al Welfare Giuliana Urbelli - In questi mesi abbiamo dovuto affrontare problemi nuovi e diversi nella sfida dell’accoglienza, che hanno richiesto anche una gestione locale, ma che devono essere inquadrati in una dinamica più generale per essere compresi a fondo e affrontati non solo come elementi di criticità e tensione.

Abbiamo dato risposta a oltre 400 migranti di oltre venti nazionalità: Nigeria, Gambia, Pakistan, Afghanistan, Mali, ma anche Bangladesh e Nepal. Il modello Modena, coordinato da Prefettura in accordo con il Comune, si è caratterizzato per la presenza articolata e diffusa sul territorio e in strutture abitative che tende ad evitare l’effetto ‘ghetto’ e la sperimentazione del protocollo sul volontariato diffuso, come opportunità di integrazione e restituzione. Ma i flussi – continua Urbelli - hanno talvolta messo in seria difficoltà la capacità delle istituzioni di offrire una risposta che coniugasse la dignità e il dovere dell’accoglienza con le risorse disponibili e la necessità di controllo sociale. E se tensioni si sono registrate rispetto agli arrivi via terra, all’ospitalità, ai tempi di rilascio dei permessi, alle regole di convivenza e all’alto numero di minori non accompagnati, resta ancor più problematica la mancanza di risposte da parte del Ministero rispetto al percorso di ‘uscita’ dall’accoglienza e di inserimento sociale una volta ottenuto il permesso di soggiorno, poiché i territori non possono farsi completamente carico della sussistenza di decine di persone.

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Ne è un esempio – prosegue Urbelli - quanto accaduto con una quarantina di pakistani giunti in città via terra a fine estate. Solo attraverso una soluzione straordinaria individuata dall’ente locale in stretta collaborazione con la Curia e le associazioni del territorio si è riusciti a dar loro un’accoglienza d’emergenza. Ma il problema si ripropone nel momento in cui a queste persone viene rilasciato un permesso di soggiorno che consente di uscire dalla zona grigia della clandestinità, senza però predisporre risorse e un percorso per il loro inserimento sociale. Il convegno in programma domani intende sollevare lo sguardo dalla città a una dimensione più allargata e internazionale per poi tornare alla nostra realtà aprendo un confronto aperto e costruttivo con chi opera in questi contesti e con tutta la cittadinanza in modo da affrontare insieme le tante questioni aperte”.

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