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Curiosità Modenesi | Matilde di Canossa, la donna emiliana che tenne testa ai potenti d'Europa

E' la donna più famosa del Medioevo, tenace, coraggiosa e amante della sua terra emiliana. Grazie alla scrittrice Elisa Guidelli vi raccontiamo il mondo di Matilde di Canossa

E' la donna più nota del medioevo europeo e fu tale per il suo carattere determinato e il suo amore per la libertà del suo popolo. La rubrica #curiositamodenesi vi porta nel mondo di Matilde di Canossa, che governò Modena per 40 anni, decidendo dall'Emilia le sorti diplomatiche tra impero e papato. Per scoprire meglio il mondo di Matilda abbiamo chiesto di farcelo raccontare da una scrittrice modenese, Elisa Guidelli che ha da poco pubblicato "Il Romanzo di Matilda" per ricordare il 900esimo anniversario della sua morte. 

Come cambiò Matilde di Canossa la storia e le persone del territorio emiliano? Matilde è stata una figura fondamentale del XII secolo, non solo per il territorio emiliano ma anche per gli equilibri europei. Ha lasciato un’eredità storica, culturale e di valori che si percepisce ancora oggi, attraverso i castelli, le chiese, le pievi, i monasteri, le strade, i ponti che ha voluto, fatto costruire, mantenuto e infine donato, permettendo a un nuovo mondo di affacciarsi dopo di lei. La Grancontessa è stata capace di ascoltare e interpretare i bisogni delle genti che popolavano le sue terre e si è messa al loro servizio, pur rimanendo una figura politica che interagiva coi grandi e una signora di potere che curava le proprie terre. Nei suoi quasi 70 anni di vita non si è mai fermata, si può dire che la sua essenza si percepisce ancora nei luoghi che ha attraversato e abitato.
 
Una donna al comando per 40 anni non faceva paura? In effetti sì, una donna che gestiva il potere da sola era un fatto anomalo per l’epoca, e l’imperatore Enrico IV arrivò a bandirla nel momento in cui Matilde scelse di stare dalla parte di Gregorio. L’intelligenza e la capacità di discernimento della contessa le diede la possibilità di circondarsi di collaboratori fedeli e di una corte di abilissimi uomini di pensiero e di azione, che la sostennero anche durante i tempi più bui del suo regno, e le permisero di ricostruire più facilmente le fila del potere una volta superato il lungo periodo di crisi. La sua resilienza è di grande esempio. 
 
Com'era vista all'epoca una donna al comando di un esercito?  È probabile che all’inizio ci fosse diffidenza. Fu il padre prima, e il patrigno poi, a trasmettere a Matilde l’arte guerresca di padroneggiare un esercito e quando la contessa cominciò a scendere in battaglia e ad avere la possibilità di dimostrare il proprio valore e di scegliere strateghi e guerrieri capaci, si può immaginare che abbia ottenuto il rispetto come condottiera, non solo come nobildonna. Dalle cronache Matilde appare spesso descritta come una dea della guerra, una vendicatrice dei giusti, che “monda lieta le mani nel sangue dei suoi nemici”. Il fatto che fosse una donna coraggiosa non toglie la brutalità delle scene a cui dev’essere stata costretta ad assistere in battaglia, e che di certo hanno lasciato un segno. Forse per questo alla fine della sua vita si è dedicata totalmente alla preghiera, oltre i lutti c’erano troppi traumi di altra natura ed entità da alleggerire nell’animo.
 
Verso la fine della sua vita venne proclamata Regina d'Italia, c'era in lei un desiderio di unità nazionale? Fu chiamata madre e nominata vicaria imperiale da Enrico V, proprio il figlio del suo eterno nemico. La visione della Grancontessa era molto più avanti di quelle dei suoi contemporanei, e di certo lo ha dimostrato il suo agire, il donare terre e averi alle realtà più piccole, lo smembrare poco a poco quello che era il proprio patrimonio per permettere alle realtà nuove di crescere e consolidarsi. Si è detto che probabilmente, se Matilde avesse avuto un erede, il Rinascimento sarebbe stato anticipato di qualche secolo. È stata una precorritrice dei tempi.
 
Matilda come Elisabetta non lasciò eredi diretti, è il destino di una donna al comando? C’è sempre l’altro lato della medaglia.  Persino al giorno d’oggi, per una donna, è complicato conciliare carriera e vita sentimentale e famigliare, quando si ha a che fare con ruoli di prestigio o potere, possiamo immaginare allora quanto dovesse essere difficile, a volte pericoloso. Alle volte, per fare qualcosa di grande, bisogna rinunciare a qualcosa di altrettanto grande. Credo ci sia un prezzo, e che sia necessario essere disposti a pagarlo: la vita non può darti tutto, altrimenti sarebbe perfetta e la perfezione non è di questo mondo.
 
Cosa può lasciare alle donne di oggi la storia di Matilda? Matilda è un esempio di forza e determinazione, e delle scelte fatte con coraggio che una donna, da sola, affronta per cambiare il proprio destino. Nel romanzo ho cercato la donna, tentando di ricostruirla attraverso i pezzi del puzzle e gli “specchi” che l’hanno vista protagonista nelle cronache, nei racconti, nelle interpretazioni delle fonti date a posteriori dagli studiosi che si sono dedicati alla sua figura, e che ogni volta ci rimandano una Matilde diversa, ora guerriera, ora politica, ora santa e ora ammaliatrice, dipendentemente dagli occhi e dagli interessi di chi la descrive. Spero di essere riuscita a dare un affresco il più possibile reale e completo allo stesso tempo possibile di quella che è stata a mio parere una delle donne più interessanti e potenti del Medioevo.

Se volete conoscere in maniera più approfondita il mondo di Matilda vi consigliamo "Il Romanzo di Matilda" di Elisa Guidelli. 

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