Cyber-truffa e riciclaggio di denaro, un arresto anche a Modena

Scoperta a Trento truffa informatica da 600 mila euro: arrestate 7 persone e sequetrati preziosi, auto, anabolizzanti, armi e quadri

La Guardia di Finanza e polizia di Stato della Provincia autonoma di Trento hanno smantellato un sodalizio di cyber criminali: «mascherati» da manager di una società trentina che, dopo averne hackerato la casella di posta elettronica aziendale, hanno dirottato i pagamenti effettuati da una società bosniaca per l’acquisto di un macchinario industriale. È l'operazione «Matrioska» resa nota questa mattina dopo circa un anno di indagini.

Un'operazione in cui le forze dell'ordine hanno scoperto un gruppo di malfattori che ha sottratto 600 mila euro frazionati e riciclati attraverso società italiane, bulgare, polacche, ungheresi, slovene e del Regno Unito. Le forze dell'ordine hanno denunciati a vario titolo alla Procura distrettuale di Trento per frode informatica aggravata e riciclaggio transnazionale, dodici persone, di cui sette tratte in arresto. Uno degli indagati percepiva il reddito di cittadinanza. Nella maxi-operazione sono inoltre stati sequestrati due pistole, 1.900 tra fialette, flaconi e confezioni di sostanze dopanti, auto di lusso, immobili, preziosi e quadri di valore.

La frode informatica

I cyber criminali sono riusciti a prendere il controllo della casella di posta della società trentina, senza però precluderne l'accesso ai manager dell’azienda, quindi senza rivelarsi, al fine di impedire che qualcuno potesse prendere contromisure specifiche contro l’intrusione informatica. In tal modo la corrispondenza continuava ad arrivare e ad essere letta anche dai «tecno-truffatori», che sono così riusciti a intercettare i messaggi in entrata, inviati dal cliente bosniaco, per definire le modalità di pagamento di un macchinario prodotto dal fornitore italiano, creando delle risposte fraudolente ad hoc, spedite con l'indirizzo di posta della società trentina, nelle quali venivano comunicati anche gli estremi del conto corrente bancario ove bonificare l’importo dovuto pari a 600 mila euro.

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Il sistema di riciclaggio

Il sodalizio criminoso, dopo aver dirottato illecitamente i 600 mila euro, dovuti al fornitore trentino dal cliente bosniaco, su un conto corrente di una società bolognese, ha successivamente frazionato tale importo veicolandolo tramite ulteriori bonifici verso i conti correnti di sei società «fantasma» con sede rispettivamente a Milano, Modena e Reggio Emilia. Il tutto accompagnato da false casuali per il pagamento di fatture inerenti cessioni di beni. Le somme sono poi state bonificate verso quattro conti correnti esteri di altrettante società con sede in Bulgaria, Ungheria, Slovenia e Gran Bretagna, un conto polacco intestato ad un prestanome italiano, uno italiano di un prestanome senegalese.

Il denaro finito all’estero è, infine, rientrato in Italia attraverso bonifici disposti dai medesimi conti correnti stranieri verso i conti nazionali di due società «fantasma» modenesi e di due prestanome, per poi essere ritirato in contanti e quindi volatilizzarsi nelle mani degli indagati. Le investigazioni, proseguite per oltre un anno, anche tramite l’esecuzione all’estero di appositi Ordini di Indagine Europea emessi dalla Procura Distrettuale trentina verso gli stati esteri interessati, hanno permesso agli organi inquirenti di identificare i membri della cyber sodalizio, composto da cinque italiani, un rumeno, due nigeriani, un pakistano, un egiziano, un senegalese e un cingalese, denunciati a vario titolo per frode informatica e riciclaggio con l’aggravante del reato transnazionale.

Negli ultimi giorni di indagini, oltre 80 tra poliziotti e finanzieri trentini, hanno eseguito numerose perquisizioni delegate nelle città di Belluno, Bergamo, Bologna, Brescia, Lodi, Milano, Modena, Reggio Emilia, Udine e Verona, nelle sedi societarie e i domicili degli indagati, sette dei quali (cinque italiani, un rumeno e un cingalese) sono stati tratti in arresto giusta Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal Gip (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Trento.

Perquisizioni e sequestri

L’indagato cingalese, già destinatario della misura dei domiciliari, è stato arrestato in flagranza e condotto in carcere per detenzione abusiva di armi clandestine, essendo state rinvenute nella sua abitazione, in provincia di Modena, due pistole semiautomatiche, di cui una con matricola abrasa. Un indagato italiano, già destinatario di arresti domiciliari, è stato denunciato a piede libero per illecita detenzione di sostanze dopanti, essendo state rinvenute nella sua abitazione milanese 1.900 tra confezioni, flaconi e fialette contenenti sostanze dopanti e 1.440 etichette adesive relative al materiale contenuto. Gli investigatori della Polizia di Stato e delle Fiamme Gialle hanno anche dato esecuzione a un provvedimento di sequestro per equivalente su alcuni beni nella disponibilità degli indagati: una Jeep Wrangler, una Cadillac Escalade, due appartamenti, preziosi e alcuni quadri di valore, fino ai 600 mila euro illecitamente sottratti alla società bosniaca. Uno degli indagati è risultato, infine, percettore di reddito di cittadinanza.

Alla luce della attuale situazione di emergenza sanitaria e del conseguente aumento del flusso di informazioni che circolano via mail e su altri canali, le indagini svolte in sinergia dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza confermano, ancora una volta, l’incessante impegno profuso a difesa della sana imprenditoria e di tutti i privati cittadini, oggi più che mai esposti agli attacchi, anche informatici, della criminalità.

(fonte Trentotoday.it)

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