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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca Via Università, 4

Università, i laureati modenesi primeggiano nel mondo del lavoro

I dati della ricerca AlmaLaurea mostrano ottime percentuali per le capacità occupazionali dei neolaureati di Unimore. Ad un anno dalla laurea è ancora disoccupato "solo" il 13,3% e chi lavora percepisce in media 1.066 euro/mese, le donne più degli uomini

Il XV Rapporto AlmaLaurea conferma l'ottimo trend dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che vede il nostro ateneo tra i primi posti in Italia per quanto riguarda le possibilità dei suoi laureati di trovare un buon posto di lavoro in tempi rapidi. Tra le 64 università coinvolte (circa l'80% della popolazione studentesca nazionale) Unimore raggiunge infatti il quinto posto posto assoluto per minor numero di disoccupati (13,3%). Fanno meglio solamente Insubria (11,3%), Verona (11,4%), Trento (11,8%), Torino Politecnico (12,1%). Rispetto al contesto italiano, i laureati modenesi vantano, in quasi tutte le Facoltà, livelli di disoccupazione inferiori del 10,1% rispetto alla media nazionale (23,4%).

Inoltre, con 1.066,00 euro/mese di reddito di ingresso, Unimore è il sesto Ateneo italiano come stipendi dei suoi laureati dopo un anno dalla fine degli studi, con 123,00 euro in più al mese in più rispetto alla media nazionale. La crisi si è fatta tuttavia sentire anche sul nostro territorio, facendo alzare il tasso di disoccupazione dei nostri neolaureati di 2,6 punti percentuali in un anno, a fronte però di un leggerissimo aumento dello stipendio di chi effettivamente riesce ad entrare nel mondo del lavoro. Per la prima volta, le donne fanno segnare guadagni superiori a quelli dei colleghi uomini, dato molto significativo.

LAUREE TRIENNALI - Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali è pari al 57,0%, un valore significativamente superiore alla media nazionale (46,7%) e anche a quello degli altri Atenei dell’Emilia Romagna (Bologna 49,2%, Ferrara 56,5% e Parma 48,2%). Molti di questi laureati, quasi la metà (46,1%), proseguono gli studi iscrivendosi alla laurea magistrale, in numerosi casi sforzandosi di conciliare studio e lavoro (14,4%). I disoccupati (def. Istat) sono il 15,4%, un dato decisamente più performante sia rispetto alla situazione nazionale (25,5%) che regionale. L’attesa per il primo lavoro dal momento in cui per il neolaureato UNIMORE si avvia la ricerca è di 2,8 mesi.

LAUREE MAGISTRALI -  Il tasso di occupazione per questi laureati è decisamente elevato e arriva al 74% (59,3% a livello nazionale), anche se pure queste lauree, soprattutto quelle nel campo farmaceutico, cominciano a scontare la durata della crisi ed il blocco delle assunzioni: rispetto alla rilevazione del 2011 si nota una contrazione del – 14% nell’indice di occupazione Istat. Per chi lavora, comunque, il tempo trascorso dall’avvio della ricerca al reperimento del primo impiego è appena 1,7 mesi.

IL TRE+DUE - I laureati magistrali (biennali) del 2011 che, nell’anno successivo, erano occupati corrispondono all’82% (70,2% la media nazionale). E per loro l’indagine AlmaLaurea ci dice che, anzi, le prospettive sono lievemente migliorate: nel 2011 gli occupati stabili di queste lauree erano l’81,7%. Conferma delle buone opportunità riservate a questi giovani, che hanno maturato una solida preparazione professionale, viene anche dal raffronto dell’indice di disoccupazione (def. Istat) che è rimasto stabile all’11,9%, ma più ancora dal tempo di attesa per il primo lavoro. Dal momento di inizio della ricerca trascorrono poco più di 3,5 mesi, che significa quasi uno di meno rispetto a quanto accaduto per i colleghi laureatisi nel 2010.

PRECARIATO – Numeri incoraggianti anche sulla stabilità dei contratti di lavoro. Il 46,1% dei laureati magistrali gode di una contratto a tempo indeterminato (o autonomo) e coloro che lavorano senza contratto sono il 2,2% contro una diffusione nazionale del fenomeno che arriva al 12,6%. Per le aluree triennali i contratti stabili sono invece il 30,9% dei laureati occupati (la media nazionale è il 33,0%). Ma c’è anche una quota non irrilevante di laureati senza contratto (7,1%), che rivela come la crisi abbia concorso a destrutturare il mercato del lavoro.

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