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Venerdì, 1 Luglio 2022
Cronaca Crocetta / Via Nonantolana, 221

Via Nonantolana, la quotidianità di vivere e giocare fra siringhe e degrado

Viaggio nel comparto Acer di via Nonantolana 221, dove 4 famiglie sacrificano le loro condizioni di vita pur di conservare la casa. Un'esperienza angosciante dove i bambini giocano in cortile affianco a chi si inietta eroina in vena

“Ma come fa lei a vivere ancora qui?”. “Ci sto da sessant'anni, cosa vuole che faccia, si tira avanti”. C'è una stoica rassegnazione negli occhi e nelle parole – rigorosamente adattate da un dialetto stretto – dell'ultimo anziano residente che abita le palazzine Acer di via Nonantolana 221, dopo la diaspora del 2009. Una vera e propria terra di nessuno, capace di trasmettere un senso di angoscia nonostante la splendente mattinata estiva in cui l'abbiamo visitata. Dei tre caseggiati in stato di totale abbandono, soltanto uno è ancora occupato dai proprietari: quattro famiglie, di cui tre straniere e una composta appunto dal nostro anziano signore e dalla moglie, non hanno accettato di lasciare le loro case, nonostante le pressioni (e l'indennizzo) del Comune.

Lo scenario desolante che si prospetta varcando il cancello di via Nonantolana è difficile da descrivere e conoscere chi vi abita rende tutto, se possibile, più inaffrontabile anche per un cornista. Le costruzioni sono ormai fatiscenti, la sporcizia dilaga, tanto quanto il silenzio. Le finestre e le porte sbarrate da inferiate di metallo blindano tutti i locali, ma non sono servite a impedire ad alcuni sbandati di entrare delle case abbandonate. Un lucchetto divelto permette di forzare una porta e accedere alla palazzina centrale, le cui cantine sono divenute covo usuale per molti tossicodipendenti e qualche senzatetto. Siringhe, preservativi, indumenti usati sono sparsi sui pavimenti.

L'ultimo portone della palazzina ancora abitata ospita le tre famiglie di origine straniera: nel cortile ci sono un ragazzo e il fratello minore che giocano in bicicletta e, inevitabilmente, per loro questo ambiente è normale. Non lo è per una giovane signora di origine asiatiche, che chiacchiera con noi e ci spiega, in italiano stentato, che tutto fa schifo. Ci dice che lei ha paura e ha paura per i bambini: quando esce per andare al lavoro o quando rientra deve stare attenta a non avvicinarsi troppo ai drogati che si iniettano la loro dose nel cortile. Dice che sono venuti tante volte quelli del Comune, hanno guardato e hanno riguardato, ma non hanno mai fatto niente. “Perchè non andate a vivere da un'altra parte?”, le chiediamo. Scuote le spalle con un gesto molto internazionale: “Non c'è soldi, stiamo qui”.

Le forze dell'ordine presidiano la situazione, come ci spiega lo stoico residente mentre scarica la spesa dalla sua vecchia Fiat Uno grigia. Girano i poliziotti in borghese e le volanti vengono spesso: ormai conoscono il giro di tossicodipendenti e ogni tanto ne portano via uno. Ma tutto ricomincia da capo. L'anziana coppia ha anche disposto dei bidoni dei rifiuti nel cortile per invitare i drogati a non spargere le loro siringhe negli spazi comuni. Ma non è bastato e non bastano neppure le tristemente ironiche visite della vigilanza privata, i cui tagliandini si accumulano sui lucchetti arrugginiti e ai piedi delle vetrate rotte.

Sul complesso Acer verte una complessa situazione politica, con l'Amministrazione impossibilitata ad abbattere gli edifici a causa di chi si ostina a non voler lasciare la propria casa ed impossibilitata a ristrutturare i locali per i costi troppo elevati, così come riportato dal quotidiano ModenaQui nell'edizione odierna. Ma l'atmosfera che si respira visitando questo luogo toglie il fiato. É come vivere in una realtà distaccata dal resto della città che, fuori da quei cancelli, scorre velocemente e incurante.

Case popolari Acer, via Nonantolana 221

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