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Cronaca Sassuolo

Fiume Secchia, una trappola alimentata dal panico

Le forze dell'ordine hanno esaminato la dinamica della tragedia di Sassuolo e la Procura ha escluso ogni responsabilità penale: una drammatica fatalità. Niente autopsia sui corpi delle giovani vittime

L'ingrato compito affidato alle forze dell'ordine e alla magistratura, ovvero quello di determinare le cause e la dinamica dell'incidente costato la vita alle sorelle marocchine lungo il fiume Secchia, mette in luce un primo verdetto inappellabile. Tragica fatalità, come si usa dire nei resoconti giornalistici. La Procura di Modena, ha infatti ricevuto e analizzato il fascicolo sul caso, incentrato sul verbale della Polizia Municipale di Sassuolo che per prima è intervenuta in riva al fiume per prestare soccorso alle ragazze.

La ricostruzione parla di un primo momento di difficoltà occorso alla più piccola delle sorelle marocchine, Kadija di 9 anni, al quale sarebbe seguito il tentativo delle altre di soccorrerla. Non si tratterebbe dunque di un malore, ma di un momento di panico generalizzato: l'assenza di appoggio sotto i piedi per via del fondale sconnesso e con buche profonde avrebbe messo in difficoltà le ragazze, ingenerando un'escalation di agitazione che le avrebbe fatte sprofondare nelle acque torbide del fiume.

L'incidente è avvenuto infatti in un tratto del Secchia che presenta un fondale sconnesso e profondo, talvolta anche 4 metri, in corrispondenza di un restringimento a valle della diga di Borgo Venezia, dove la corrente acquisisce anche nuovo impulso e può generare qualche mulinello. Chiaramente sarà quasi impossibile determinare ogni singolo avvenimento di quei concitati minuti (se non con la ricostruzione della sorella 11enne che ha dato l'allarme), ma le evidenze in mano agli inquirenti non lasciano troppo spazio a inutili congetture.

Un caso che da un punto di vista giudiziario verrà dunque archiviato immediatamente, non esistendo profili di colpa. Infatti, il magistrato di turno dott. Mazzei non ha ravvisato colpe individuali, essendo le ragazze arrivate al fiume di propria volontà nonostante il divieto esplicito dei genitori. Nemmeno sul versante pubblico vi sarebbero quindi responsabilità, dal momento che in tutta l'area vi sono cartelli che recano scritto il “divieto di balneazione”. Alla luce di queste considerazioni e per un sentimento di pietà e rispetto, la Procura ha inoltre deciso di non richiedere l'autopsia sui due corpi .

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