L'umanista Sergio Marchionne e le nuove ragioni di un mondo in cambiamento

Il manager di Ferrari ed FCA alle prese con un pubblico più che mai affascinato dalla sconosciuta immagine di un uomo costruitosi da sé. Anche nel profondo dell'animo

Giunto all'Auditorium Biagi - questa mattina per l'inaugurazione dell'Anno Accademico Unimore - Sergio Marchionne è entrato a fianco del Magnifico Rettore sfilando lentamente dinnanzi ad una nutrita platea quanto mai interessata a sapere da lui i destini dell'industria automobilistica italiana e internazionale. Sorprendendo, però, tutti, il Presidente di Ferrari nonché amministratore delegato di FCA, peraltro pazientemente attento alle relazioni che per quasi due ore lo hanno preceduto, non ha comunque esibito la sua nota verve costellata da numeri e successi, bensì una poco conosciuta inclinazione umanistica citando letterati di indubbia fama e parlando, soprattutto, della propria vita.

"Ho iniziato l'Università a Toronto - ha esordito con tono serioso -  iscrivendomi a filosofia, ciò che più mi appassionava. Poi, mi sono dedicato ad altri studi, facendo il commercialista, l'avvocato e infine il dirigente nel settore automobilistico. Non so se la mia passione giovanile per i grandi pensatori mi abbia reso oggi un manager migliore, ma so che da quando ho intrapreso questa attività molte vecchie idee, nozioni, convinzioni non esistono più."

Non a caso, per Marchionne, l'attuale realtà rappresenta, più del passato, il concetto di dinamico cambiamento. "Spesso mi domandano come sono riuscito a invertire il destino di due aziende decotte. Potrei dirvi di aver rimosso la loro struttura gerarchica, distribuendo poteri e autonomia decisionale e spostando il focus sulla selezione e sullo sviluppo dei leader, tuttavia il primo gradino verso il successo è stato per me il riconoscimento dell'importanza cruciale del rapporto umano. Sì, l'essenza della vera leadership non può non essere questa: assumere su di sé l'obbligo morale di fare, di partecipare al processo di costruzione del domani, tanto nell'impresa quanto nella società, sentire cioè la responsabilità personale di restituire alle prossime generazioni la speranza di un futuro migliore."

Cogliendo, poi, il serpeggiante interesse dei presenti per le vicende modenesi il Presidente ha parlato del destino del Cavallino Rampante. "La scissione di Ferrari dal resto del gruppo e la sua quotazione in Borsa non produrrà alcun sradicamento dal suo luogo d'origine. Ferrari è Modena ed è una realtà da voi sempre e giustamente considerata il patrimonio collettivo di questa terra. Se abbiamo deciso di quotarla è solo per assicurarle un profilo internazionale, renderla più attraente per gli investitori di tutto il mondo, dandole perciò prospettive ancora più solide. Nessuno la porterà mai via da qui e qui vi garantisco festeggeremo presto il titolo mondiale."

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In conclusione, Marchionne rivolgendosi agli studenti presenti in sala non si è dimenticato di leggere la lettera solitamente consegnata ai nuovi assunti in FCA sottolineando come" esista un mondo in cui le persone non lasciano che le cose accadano, ma le fanno accadere. Un mondo in cui non dimenticano i propri sogni in un cassetto, li tengono stretti in pugno." Niente di meglio per un buon avvio di anno accademico.

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