Dona un rene per salvare il fratello, ma finisce davanti al giudice contro l'Inps

E' la storia di un quarantenne modenese, che è dovuto ricorrere alla giustizia per farsi riconoscere l'invalidità civile. Dopo la nefrectomia che ha permesso di salvare il fratello, l'Inps ha valutato negativamente la sua richiesta...

Mario ha quarant'annia, sposato, originario di Lucca ma residente a Modena. Mario, a seguito di una grave patologia che ha afflitto il fratello minore Lucio, nel settembre 2015 ha deciso di donare il proprio rene al fratello ai sensi della legge che regola la donazione degli organi tra persone viventi. L’operazione è riuscita perfettamente e grazie all’intervento ed al gesto generoso del fratello maggiore, Lucio potrà sopravvivere.

Una storia di sofferenza, ma con un lieto fine, che però ha portato risvolti inaspettati. Rimasto privo di un rene, ed anche se in buone condizioni fisiche comunque sottoposto a ripetuti controlli, Mario nel gennaio 2016, ha inoltrato all’Inps domanda telematica per il riconoscimento della pensione di invalidità civile. E qui è nato l'inghippo.

La Commissione medica ha riconosciuto all’uomo una percentuale di invalidità pari al 65% con il codice 6462 del D.M. 05/02/1992 con diagnosi “nefrectomia parziale rene destro”. Una scelta che il diretto interessato non ha condiviso, decidendo di rivolgersi ad Agitalia – un'associazione specializzata nel recupero di titoli di Stato e in controversie di questo genere – chiedendo che gli fosse concessa una percentuale di invalidità superiore.

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Contestato il verbale definitivo dell’Inps, l’Agitalia proporrà all’Autorità Giudiziaria competente accertamento tecnico preventivo, per far ottenere al malcapitato l’assegno di invalidità che, nel caso in questione, scatta con una percentuale di invalidità pari o superiore al 74% in relazione al reddito molto basso dell’associato.

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