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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Deroghe per la caccia di storni e piccioni, gli animalisti denunciano all'UE

La Regione Emilia Romagna vuole autorizzare deroghe per sparare a storno e piccione. Enpa:"E' una violazione della direttiva “Uccelli”, è l'ennesimo regalo ai cacciatori£

L’Ente Nazionale Protezione Animali ha inviato una lettera ai consiglieri e ai funzionari della Regione Emilia Romagna per protestare contro l’approvazione di una delibera che autorizzerebbe, tramite lo strumento del prelievo in deroga, la caccia a storni e piccioni. Secondo quanto previsto dalla nostra normativa in ottemperanza alla direttiva europea "Uccelli", il prelievo in deroga di specie non cacciabili deve essere sottoposto a rigidi controlli, a forti limiti e deve avere come caratteristiche la selettività e l’eccezionalità, ma deve rappresentare anche una extrema ratio alla quale ricorrere quando non vi sia altra alternativa possibile.

«E invece – spiega l’Enpa - la regione, invece di applicare i metodi ecologici, concede da anni ai cacciatori la possibilità di ampliare il loro carniere, con la generica motivazione della prevenzione dei presunti danni agricoli. Ovviamente nella delibera regionale non si parla di controlli, un altro elemento indispensabile per l’esercizio della deroga: a fine giornata, il cacciatore dovrà solo registrare i capi che “recupera”,  sparando praticamente a tutti gli animali che vorrà prendere a fucilate».

Il nostro Paese, proprio per il mancato rispetto delle condizioni sopra esposte, è stato già accusato dall’UE di autorizzare nei fatti un regime di caccia a specie non cacciabili: per questo l’Italia è già stata condannata dalla UE, ma secondo Enpa i vertici della Regione e i funzionari non ne vogliono tener conto.

«Naturalmente segnaleremo quanto all’Ue e agli organi competenti quanto sta accadendo in Emilia Romagna, con un particolare riferimento ai funzionari che – prosegue l’associazione - avallano delibere palesemente illegittime. Il rischio di una nuova procedura d’infrazione è dietro l’angolo, ma a pagare non possono essere sempre i cittadini».

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