Macachi, parlano i ricercatori: "Nessuna sofferenza e pieno rispetto della legge"

Il prof. Nichelli: "Inappropriato parlare di vivisezione, stesse metodiche applicate sull'uomo". I ricercatori spediscono al mittente tutte le critiche: "Senza ricerca di base non esisterebbe neppure la ricerca clinica sulle terapie"

Uno dei macachi dello Stabulario

Le polemiche si sono ricorse nei giorni scorsi fin sui media nazionali, alimentate dalla manifestazione dello scorso sabato, quando gli animalisti hanno sfilato in corteo per la città lanciando slogan forti contro i ricercatori modenesi. Ma sul caso dei macachi utilizzati per la sperimentazione animale a Modena ora intervengono i diretti interessati, vale a dire i vertici delle strutture universitarie modenesi e che a diverso titolo gestiscono o afferiscono al Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale. 

“Siamo consapevoli della sensibilità che una parte dell’opinione pubblica ha nei confronti dell’attività di ricerca in vivo condotta sugli animali, ma le scelte che hanno sorretto e sorreggono i ricercatori Unimore sono state sempre improntate solo a finalità istituzionali e sono state prese per dare risposte alle multiformi esigenze che provengono dalla società italiana – ha puntualizzato il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia prof. Paolo Nichelli, che si è poi rivolto direttamente agli animalisti: “Le associazioni, piuttosto che combattere una cosa che non esiste, la vivisezione, farebbero meglio a dedicare i loro sforzi e i fondi che riescono a reperire allo sviluppo dei metodi di ricerca alternativi”.

Proprio sulla necessità della sperimentazione animale e sulle sue possibili alternative si è infatti concentrato il dibattito e le rivendicazioni del movimento animalista. “Senza ricerca di base non esisterebbe neppure la ricerca applicata – ha replicato Nichelli – Non si tratta di un capriccio scientifico di qualche ricercatore, come si vorrebbe far credere, ma di un aspetto indispensabile, senza il quale non sarebbe neppure immaginabile procedere all'individuazione di terapie, semplicemente perchè non si conoscerebbe il funzionamento dell'organismo”. C’è peraltro da notare che la sperimentazione animale, oltre ad essere indispensabile per il progresso delle conoscenze (senza le quali non è possibile immaginare il progresso della ricerca applicata) è resa obbligatoria dagli enti regolatori per la registrazione di nuovi farmaci e per l’introduzione di nuovi dispositivi medici.

ESPERIMENTI – Nessuna sofferenza per gli animali: tutto ciò che va oltre una iniezione deve essere eseguito sotto anestesia e, allo Stabulario di Modena, si sono rispettate completamente tali direttive. In buona sostanza per i macachi vengono utilizzate le stesse metodiche che si utilizzano negli interventi terapeutici sull'uomo. Un esempio chiaro è l'applicazione di un neuro stimolatore a livello cerebrale. In questo caso vi è una prima fase nella quale occorre creare una “breccia”, e queste operazioni vengono effettuate in anestesia generale, tanto nell’uomo quanto nell’animale, inclusi i macachi. Dopodiché, l’inserzione dell’elettrodo e la registrazione di quanto succede quando il macaco svolge un atto motorio particolare, od un altro, viene fatta col soggetto sveglio: che l’elettrodo sia impiantato in un macaco o in paziente non comporta alcuna differenza tecnica o anestesiologica; infatti, l’impianto di un elettrodo nel cervello non provoca dolore.

METODI ALTERNATIVI - I ricercatori stessi hanno poi ribadito che da sempre Unimore si è ispirata all’assunto che la ricerca di base sugli animali abbia un senso solo nel caso in cui i quesiti posti non possano trovare risposta se non con la sperimentazione sugli animali stessi. Unimore è dunque impegnata a ridurre la sperimentazione animale e a sostituirla con metodi alternativi ogniqualvolta sia possibile, ancora prima dell'entrata in vigore della legge che recepisce la direttiva europea, che ha introdotto nuove prescrizioni. In particolare il prof. Giuseppe Biagini, videdirettore del CSSI, ha elencato le nuove opportunità e anche i limiti dei modelli alternativi: “Sempre più importante è il laboratorio per le colture cellulari, che a Modena utilizziamo soprattutto per sperimentare il comportamento delle proteine, ma i risultati in vivo a volte differiscono sostanzialmente. Sempre più piede stanno poi prendendo i modelli informatici, i quali però a loro volta non possono prescindere dalla ricerca di base. La stessa sperimentazione umana – prosegue Biagini – porta con sé il grande limite legato alla variabile biologica, che implicherebbe un numero enorme di pazienti, così come i progressi registrati sulla metanalisi, che lasciano ancora un margine di insicurezza troppo ampio”.

RICERCA – I progetti di ricerca neurofisiologica che coinvolgono i 15 macachi dello Stabulario passano attraverso controlli costanti e necessitano di approvazione ministeriale. Si tratta di progetti di durata triennale, l'ultimo dei quali concluso nel 2013. Attualmente è attivo un solo progetto, che si esaurirà nel 2016 e che coinvolge formalmente 6-8 esemplari, ma attivamente tra i 4 e i 5. Nello scorso biennio sono state realizzate quattro pubblicazioni scientifiche, tra cui una particolarmente significativa che ha individuato una nuova area corticale. La ricerca di base effettuata a Modena e negli altri laboratori italiani che impiegano i primati, ha permesso di raggiungere traguardi significativi, confluiti nella terapia che utilizza neurostimolatori contro il morbo di Parkinson, nello sviluppo di farmaci neuroprotettivi contro ictus ed ischemie o che hanno permesso la comprensione dei meccanismi alla base di patologie di grande rilevanza clinica e sociale come la malattia di Alzheimer.

Come rilevato anche dal Servizio Veterinario dell'Azienda Usl di Modena, le condizioni di legge all'interno dello Stabulario sono sempre state rispettate, così come non si sono mai riscontrati casi che potessero destare preoccupazione per la salute stessa degli animali. Non a caso è nell'interesse stesso dei ricercatori che i macachi godano di buona salute e non soffrano, dal momento che contrariamente non potrebbero essere neppure validi per la ricerca. Inutile poi sottolineare come la cura degli animali sia, umanamente, una predisposizione stessa dei ricercatori, che sviluppano con loro un legame empatico e sono consapevoli che la sperimentazione animale rappresenta solo l'extrema ratio della ricerca medica. Il resto ricade nella categoria degli slogan.

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