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"Violato il diritto all'istruzuone", i Comitati vanno in Procura

Azione legale dei rappresentanti della rete 'Scuola in presenza' contro le chiusure decise dalla Regione

I comitati dei genitori delle province di Bologna, Ravenna, Rimini e Modena che aderiscono alla rete nazionale 'Scuola in presenza' chiedono alla Procura del capoluogo emiliano di verificare se ci siano responsabilità penali "relativamente ai provvedimenti di chiusura delle scuole, soprattutto superiori, in Emilia-Romagna, nonchè sulle conseguenze negative che la didattica a distanza ha provocato in bambini e adolescenti". Questo, in sintesi, il contenuto dell'esposto-denuncia contro ignoti depositato ieri, per conto dei comitati, dalla legale Beatrice Piraccini.

In generale, i firmatari dell'esposto puntano il dito contro i provvedimenti emanati dalla Regione che, secondo loro, "hanno determinato una forte compressione e violazione del diritto all'istruzione in presenza costituzionalmente garantito", e "censurano inoltre il precedente e l'attuale protocollo sanitario, che in caso di un alunno positivo impone la quarantena a tutta la classe (anche con tampone negativo) e che individua tutti i compagni di classe come contatti stretti, a differenza dei docenti e degli altri lavoratori che, con distanziamento e mascherina, non sono contatti stretti e possono rientrare in servizio a seguito di un tampone negativo".

Da ottobre a oggi, spiegano i promotori dell'azione penale, la Regione "ha sempre chiuso le scuole anche in zona arancione, quando invece era possibile aprire almeno al 50%", e lo avrebbe fatto "senza giustificazioni valide, perchè è provato come le scuole superiori non possano aver inciso sulla curva epidemiologica, dato che gli studenti delle superiori sono stati sempre in Dad ad eccezione dei 18 giorni in presenza dal 18 gennaio 2021".

Oltre a questo, i comitati denunciano che la chiusura prolungata delle scuole superiori "ha determinato un incremento negli adolescenti di disturbi di tipo alimentare e psicologico e di atti di autolesionismo, oltre ad abbandono scolastico e calo delle conoscenze fino al 50%". Nell'esposto si evidenzia inoltre che "alle base dei provvedimenti di chiusura delle scuole e di quelli di adozione dell'attuale protocollo c'è l'affermazione di un incremento dei contagi a seguito della riapertura delle scuole, nonchè di una maggiore contagiosità della cosiddetta variante inglese fra gli adolescenti", affermazioni che pero' "sono smentite dai report Covid pubblicati dall'Ausl Emilia-Romagna".

Infatti, attaccano i firmatari dell'esposto, "analizzando l'andamento dei contagi pubblicato dall'Ausl e dalla Regione nel report relativo al periodo 8-21 marzo, in cui tutte le scuole erano chiuse", emerge che "i contagi erano 2.921 nella fascia di età 0-18", numero che nel periodo 5-18 aprile, vale a dire quello successivo "alla riapertura di tutte le scuole, scende a 1.199", con un calo di 1.722 unità. L'opinione dei comitati, dunque, è che in Emilia-Romagna "l'accanimento ingiustificato ed illegittimo contro le scuole abbia determinato gravissimi danni alla salute di bambini e adolescenti, nonchè la violazione del diritto alla scuola in presenza, applicando protocolli illegittimi e lesivi della libertà personale dei minori con condotte che sembrano integrare profili di responsabilità penale". Da qui la richiesta ai pm di accertare se effettivamente siano stati commessi dei reati e di individuare gli eventuali responsabili, precisando che "se dovessero emergere fattispecie di reato per i quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte" l'esposto depositato ieri vale anche come "denuncia-querela".

(DIRE)

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