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Pestaggio e minacce, coppia modenese si affida alla 'ndragheta per estorcere denaro

Un fatto preoccupante, che ha visto due coniugi incensurati finire al centro dell'inchiesta sulle ultime attività della cosca Grande Aracri

Ci sono anche due insospettabili modenesi al centro dell'inchiesta "Perseverance", condotta dalla Questura di Reggio Emilia e dai Carabinieri di Modena. Una coppia di coniugi, incesurati ma apparentemente privi di scrupoli, le cui azioni sono emerse grazie alla stretta osservazione da parte degli inquirenti delle figure di Salvatore Muto e del fratello Luigi, entrambi condannati anche di recente dalla Corte d’Appello di Bologna, nel processo Aemilia per il reato di associazione di stampo mafioso.

Sarebbe stato proprio Salvatore Muto a merrere in contatto i due modenesi con la cosca Grande Aracri: questi avrebbero poi affidato al sodalizio ndranghetistico emiliano un primo incarico, pianificando il pestaggio (con  lesioni gravissime) di una donna che, poiché si prendeva cura di parenti in età avanzata, era suo magrado divenuta di ostacolo per i coniugi all’acquisizione illecita di un ingente patrimonio posseduto dagli anziani indifesi. L’immediata attività di contrasto della Squadra Mobile reggiana, effettuata attraverso perquisizioni e verbalizzazioni, ha indotto fortunatamente i "mandanti" ad abbandonare l’obiettivo per il timore degli inquirenti.

‘Ndrangheta emiliana, in manette anche l'ultimo dei Sarcone per estorsioni e riciclaggio

Un secondo incarico che i coniugi modenesi avrebbero affidato alla consorteria verteva su una questione di “recupero crediti”: due milioni di euro di probabile provenienza illecita. Per intimorire il debitore, Muto si sarebbe rivolto a due soggetti indiziati di fare parte della cosca, i quali si sono appostati presso l'abitazione del debitore (in Toscana) sorprendendolo all’uscita e consegnandogli  documenti del presunto credito, ma accompagnati dalle foto di suoi stretti parenti, con evidente scopo intimidatorio. 

Questa spedizione aveva però generato contrasti inaspettati, visto che a difesa del debitore era intervenuto l'esponendte di un'altro gruppo indranghetistico calabrese: ne era nata una trattativa, con l'entrata in scena di Giuseppe Sarcone Grande, la cui azione "si svolgeva con dinamiche tipicamente mafiose poiché le “trattative” sull’esistenza ed esigibilità del credito venivano affrontate nel corso di riunioni di ‘ndrangheta" che sono state documentate dalla Squadra Mobile reggiana.

"Al di la' delle responsabilità individuali che andranno accertate nelle aule di giustizia, ciò che colpisce e l'avere rivelato come persone incensurate e insospettabili ancora si rivolgano e facciano ricorso alla 'ndrangheta per commissionare reati come estorsioni e gravissimi delitti contro la persona, che per fortuna in questo caso siamo riusciti a prevenire". E' il commento del questore di Reggio Emilia Giuseppe Ferrari all'operazione "Perseverance" eseguita oggi. Il questore elogia il lavoro di raccordo tra le varie unita' investigative, ribadendo infine che "la lotta ad ogni forma di illegalita', in particolare a quella pervasiva e soffocante della criminalita' organizzata, deve proseguire in aree come quella di Reggio Emilia dove il fenomeno e' radicato e certificato da approdi giudiziari ormai passati in giudicato".

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