Fermo della Direzione Antimafia, la prima volta dell'Emilia-Romagna

Il nuovo capitolo dell'operazione Aemilia non è solo "un altro" nome sulla lista, bensì la prima misura del genere adottata dalla magistratura antimafia sul nostro territorio. A Carico di Carmine Sarcone contestazioni lunghe vent'anni

Non è certo un primato di cui poter andare fieri, ma è ugualmente carico di un significato da non sottovalutare. Il fermo emesso dalla Direzione Antimafia a carico di Carmine Sarcone - ritenuto il reggente del gruppo 'ndranghetista locale legato alla cosca Grande Aracri - è infatti il primo provvedimento di questo genere adottato nella nostra Regione. Mai prima d'ora, infatti, la DDA dell'Emilia-Romagna aveva agito in maniera così "interventista" fermando in maniera diretta un sospettato di associazione mafiosa.

Gli indizi a carico del 38enne cutrese, il minore dei fratelli Sarcone e unico ancora in stato di libertà, sarebbero però così corposi schiaccianti da non lasciare dubbi ai PM Ronchi e Mescolini. Sarà la decisione del Gip, attesa nelle prossime ore, a decidere sulla convalida o meno del fermo, accompagnato da trecento pagine di verbale che ripercorrono 20 anni di vita di Carmine Sarcone.

Gli inquirenti hanno infatti scavato a fondo nel passato del calabrese, trapiantato a Bibbiano di Reggio Emilia, mettendo in luce una serie di inchieste del passato in cui il suo nome è figurato, pur senza mai condurre a chiari indizi di colpevolezza. Quello che però i magistrati hanno evidenziato è la contiguità di Sarcone all'organizzazione criminale fin da quando era un adolescente. Si parte addirittura dall'inchiesta sull'attentato al bar Pendolino del 1998 per poi arrivare all'inchiesta "Edilpiovra del 2003", all'operazione "Scacco Matto" del 2011 e infine ai fatti dello scorso anno dell'inchiesta "Valpolicella" della DDA veneta.

Il video dell'arresto a Cutro

Sarcone - già arrestato per reati "comuni" quali rapina e detenzione abusiva di armi da fuoco - sarebbe a detta degli inquirenti il "reggente" dell'organizzazione mafiosa decapitata nel 2015 con l'arresto dei due fratelli, attualmente detenuti in carcere. La loro influenza non sarebbe però svanita e il fratello minore avrebbe in qualche modo ereditato le direttive della famiglia, esercitando la propria influenza proprio nel processo Aemilia attualmente in corso.

E' proprio questo uno degli aspetti più critici su cui si sono concentrate le indagini dell'Arma di Modena e di altri territori. E' infatti stata documentata durante le udienze la presenza in aula di persone che avrebbero svolto un ruolo di raccordo tra i fratelli Sarcone rinchiusi in carcere e alcuni testi del processo, arrivando a veri e propri atti di intimidazione. Il quadro che si viene a costituire è perciò molto preoccupante e mette in luce un'organizzazione capace di sopravvivere anche al duro colpo inferto dalla giustizia.

In queste ore successive al fermo di Carmine Sarcone i Carabinieri sono ancora al lavoro in diverse province, tra Modena, Reggio Emilia, Cremona e la stessa Cutro, con l'obbiettivo di individuare alcuni nascondigli di armi e munizioni nella disponibilità dell'organizzazione mafiosa.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Emilia-Romagna in zona gialla da domenica: Bonaccini: "No al coprifuoco natalizio"

  • Bonaccini annuncia: "Torneremo zona gialla, ma fra una settimana"

  • Nuova ordinanza regionale, riaprono i negozi di piccole e medie dimensioni

  • Coronavirus, casi stabili in regione. A Modena un nuovo picco

  • Coronavirus, scendono i casi attivi e i ricoveri in regione. Modena conferma il calo

  • Coronavirus. In regione il 13,8% dei tamponi è positivo. Modena resta la peggiore per nuovi contagi

Torna su
ModenaToday è in caricamento