Modena saluta il suo vescovo, Duomo gremito per l'addio a Lanfranchi

Una folta comunità di fedeli ha accompagnato la celebrazione dei funerali dell'Arcivescovo, sobri e solenni. Mons. Monari ne ha ricordato nell'omelia la forte vocazione sociale, ben presente nei messaggi che nel tempo ha dedicato alla città

Campane a lutto scandiscono malinconicamente il pomeriggio del centro storico di Modena, accompagnando l'ultimo saluto della città al proprio pastore, l'Arcivescovo Antonio Lanfranchi. Tanti cittadini hanno voluto tributare un ricordo al prelato, scomparso lo scorso martedì dopo una provante malattia, partecipando alle esequie in Cattedrale. Un Duomo affollatissimo, dunque, che non ha potuto contenere tutte i modenesi – e i piacentini – giunti in città per la cerimonia funebre.

La cerimonia iniziata alle ore 15 si è protratta per quasi due ore, fino a quando il feretro è stato accompagnato fuori dalla Cattedrale tra due ali di folla, per essere trasportato verso il cimitero monumentale di San Cataldo. Ovviamente presenti tutte le massime autorità cittadine, nonché un alto numero di sacerdoti e prelati, accorsi da tutta la Diocesi e da quelle vicine per assistere alla celebrazione presieduta dal cardinale Carlo Caffarra, vescovo metropolita di Bologna. Accanto all'altare hanno preso posto 23 vescovi e ben 180 sacerdoti.

Una personalità, quella di mons. Lanfranchi, che la città ha potuto conoscere per un tempo relativamente breve – soltanto quattro gli anni del suo ministero – ma che ha subito apprezzato e riconosciuto come guida di grande spessore, attenta soprattutto a costruire una rinnovata missione sociale della Chiesa nella città e per la città. Un messaggio che è stato sottolineato molto efficacemente anche da mons. Luciano Monari, sassolese vescovo di Brescia e amico di Lanfranchi, che ha tenuto l'omelia funebre (qui il testo completo).

“La personalità di don Antonio – ha ricordato mons. Monari dall'ambone - è stata essenzialmente una personalità ecclesiale, quella di una persona che nella appartenenza e nel servizio alla Chiesa ha trovato tutto il senso della sua vita. Per quanto l’ho conosciuto, mi sembra proprio che non abbia avuto altri interessi, hobbies, preoccupazioni, sogni, progetti. I suoi ambiti di servizio sono stati diversi – l’Azione Cattolica, la CEI, la diocesi di Piacenza poi, come vescovo, le diocesi di Cesena-Sarsina e di Modena-Nonantola; ma l’animo è sempre stato lo stesso, quello di una persona che poneva intelligenza e cuore al servizio della Chiesa, per l’edificazione di comunità cristiane autentiche attraverso la formazione di personalità cristiane mature”.

Questo infatti il ricordo che Modena conserverà del proprio Arcivescovo – la cui salma troverà posto nella cripta della Cattedrale. Un ricordo di presenza e impegno sociale, rievocato nei tanti messaggi alla città e nelle lettere pastorali. “Desiderava che fossero belle, convincenti, esaurienti; era il modo di comunicare con tutti, per raggiungere anche quelli che si sentivano lontani dalla fede e dalla Chiesa – ha sottolineato ancora mons. Monari - E gioiva come un bambino quando era invitato a spiegare, nei diversi ambienti, il messaggio cristiano: fare capire la bellezza del Vangelo, sciogliere i pregiudizi sulla Chiesa, contribuire al bene delle persone con una formazione umana solida e coerente; tutto questo ha motivato ampiamente il suo impegno. Con un particolare interesse rivolto ai giovani – penso ai martedì del vescovo e alla testimonianza che in questo contesto egli ha dato sulla sua malattia”. A riprova di tutto questo e nonostante l'orario pomeridiano di un giorno feriale, diversi giovani hanno sostato in Piazza Grande, dove erano stati allestiti due maxi schermi, tributando sul finire della celebrazione un grande applauso che è riecheggiato all'interno delle spesse mura del Duomo.

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