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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Strada Sant'Anna / Strada Sant'Anna

Il Garante teme per Henrique Pizzolato: “In Brasile rischia”

Desi Bruno si mobilita e scrive al Ministro Orlando per sensibilizzarlo sui pericoli che il detenuto italo-brasiliano rischierebbe con un'estradizione in Sudamerica. “Carceri violente, si rischia la morte”

Desi Bruno, *Garante regionale dei detenuti, si recherà in carcere a Modena per un colloquio con Henrique Pizzolato, la cui richiesta di estradizione in Brasile è stata recentemente accolta dalla Corte di Cassazione, che ha ribaltato la sentenza di diniego della Corte d'Appello di Bologna. La Garante vedrà sabato alle 18 l'ex direttore del Banco do Brasil, condannato a 12 anni e sette mesi per lo scandalo della 'Mani Pulitè brasiliana. "Il mio ruolo di vigilanza e di promozione dei diritti delle persone detenute in ambito regionale mi impegna a rappresentare di nuovo al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, la situazione del signor Pizzolato", annuncia la Garante regionale.

Dopo il pronunciamento della Cassazione, Bruno ha scritto subito al ministro manifestando preoccupazione per la vita di Pizzolato in caso di concessione dell'estradizione. Pizzolato ha anche la cittadinanza italiana e, sottolinea la Garante, non intende sottrarsi alla carcerazione conseguente la condanna (12 anni e sette mesi) fortemente contestata dalla sua difesa: il banchiere, del resto, si è costituito ed è attualmente detenuto nell'istituto di via Sant'Anna. La preoccupazione principale, sua e dei suoi familiari anche per il tramite dei legali, è il rientro in Brasile: il carcere di destinazione, sottolinea l'ufficio della Garante dei detenuti, "è stato, anche di recente, scenario di episodi di violenza e morte inflitta da detenuti ad altri detenuti".

Il sistema penitenziario brasiliano, conclude Bruno in una nota, "è internazionalmente riconosciuto e censurato per essere caratterizzato da inaccettabili violazioni dei diritti umani ed essere privo delle condizioni minime di sicurezza e assistenza". La concessione dell'estradizione e la detenzione in un carcere di quel Paese, allora, "esporrebbe il signor Pizzolato a un concreto pericolo di trattamenti disumani e degradanti fino al rischio di morte". (DIRE)

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