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Cronaca Via Cesare Battisti

In centinaia alla presentazione di "Gotica", il libro di Giovanni Tizian

Tanti modenesi stamattina all'incontro con il giornalista 29enne sotto scorta causa minacce dalla mafia: "Dovrò rompere le scatole sempre e comunque: io voglio fare il giornalista-giornalista"

“Spero che la mia vicenda personale possa servire da stimolo per questa comunità, come una scossa perché ci si possa dare una svegliata e rendercisi conto di avere un problema”. Così Giovanni Tizian appena entrato in una libreria Feltrinelli di via Cesare Battisti stipatissima, per la presentazione della sua opera prima "Gotica: 'ndrnagheta, mafia e camorra oltrepassano la linea", con tantissime persone di tutte le età in piedi o sedute a terra. A ruba la maglietta dell'associazione daSud: “Io mi chiamo Giovanni Tizian”. Al tavolo dei relatori, oltre lo stesso giornalista 29enne, il caposervizio della Gazzetta di Modena Giovanni Gualmini e il giornalista televisivo Alberto Nerazzini, ex collaboratore di Michele Santoro ad Annozero, attualmente a Report, "prima testata di inchieste in Italia", come l'ha definita lo stesso Gualmini.

INDIFFERENZA E RADICAMENTO - "Quella che doveva essere la presentazione di un libro è diventato qualcosa di diverso", ha esordito Gualmini aprendo ufficialmente l'incontro. Dopo una sintesi di quanto accaduto negli ultimi giorni al collaboratore della Gazzetta di Modena Giovanni Tizian, il giornalista ha espresso la propria soddisfazione per l'abbattimento del muro dell'indifferenza e del silenzio, "cose che quando si parla di mafia sono pericolose come pallottole - ha affermato rivolgendosi al pubblico - Credo che la vostra presenza qui sia a testimoniare che non c'è più indifferenza, neppure in una regione che a lungo ha ignorato il problema dell'infiltrazione mafiosa". Dopo i saluti di rito da parte del Sindaco di Modena Giorgio Pighi e di Antonio Ramenghi, direttore responsabile della testata del civico 56 di via Ricci, la presentazione ha avuto inizio con l'analisi da parte di Tizian del fenomeno del radicamento della criminalità organizzata in Emilia Romagna: "Come esposto l'anno scorso dal Procuratore Roberto Alfonso, si ha radicamento quando le organizzazioni mafiose ricreano una serie di condizioni per radicarsi nell'ambiente sociale". I boss non sono qui per condurre quelle attività stereotipate nell'immaginario collettivo come estorsioni o traffici di cocaina, bensì "si presentano come imprenditori, creano aziende e come tali si offrono a imprenditoria lcoale proponendo servizi come movimento terra, fornitura materiali e manodopera: è un modo per rendere complici chi accetta questi servizi ed è proprio questa complicità che ha creato radicamento, fosse altrimenti non ci sarebbe questa presenza così forte". Secondo Tizian, il lato più inquietante del fenomeno è l'evoluzione avuta nel corso degli anni dalle mafie che, dopo avere occupato ampi settori della finanza, hanno invaso la quotidianità dei cittadini: "I bar, la ristorazione, le imprese edili, l'autotrasporto e il settore del gioco - elenca il giornalista - Sono mafie con cui i cittadini si confrontano tutti i giorni".

Gotica, le immagini della presentazione da Feltrinelli

OMERTÀ - Al nord, la criminalità organizzata non ha potuto non esportare anche l'omertà, un fenomeno quello del "non vedo, non sento, non parlo" che, stando agli articoli e alle inchieste di Tizian, pare avere trovato terreno fertile anche nella grande pianura padana: anzi, sotto questo termine si è compiuta l'unità d'Italia, dove "non si denuncia sia al nord, sia al sud - ha osservato il giornalista - Dopo alcuni arresti a Modena, ho cercato di contattare alcuni imprenditori che, nonostante fossero stati pestati a sangue, non hanno denunciato: quando li ho incontrati, si sono assolutamente rifiutati di raccontare anche in forma anonima le pressioni subite, cosa che non mi è mai successa al sud, dove stanno crescendo gli imprenditori che hanno voglia di raccontare e di rimanere in quelle terre, seppure con una vita blindata. Là c'è la consapevolezza di chi sono gli oppressori, mentre qui questa consapevolezza non c'è, c'è il rifiuto a prendere coscienza di cosa sia la 'ndrangheta in Emilia Romagna così come in tutto il nord". Contro questa scarsa consapevolezza si è scagliata Ilda Boccassini della Dda di Milano: "Questo perché - ha aggiunto Tizian - ci sono indagini che partono senza l'aiuto degli imprenditori, i quali entrano in un meccanismo di complicità che scoraggia i loro pari dall'andare in Procura a raccontare dei boss con cui fanno affari o dai quali ricevono imposizioni di forniture e subappalti". Amara e inevitabile la constatazione di come non venga resa "vantaggiosa" la denuncia: "Perché non valorizzare chi denuncia e fare passare che denunciare conviene? Lo stato in tal senso purtroppo non si è mai mosso".

PRECARIATO - "Facendo questo lavoro ci si aspetta che qualcuno venga a rompere le scatole, ma sinceramente sei talmente preso dalle cose che, forse, ti sfiora appena l'idea di sentirti in pericolo per quanto scrivi". Così Tizian interrogato da Gualmini sui "rischi del mestiere" corsi durante la redazione di articoli e inchieste sulla criminalità organizzata. "L'assegnazione della scorta? Non me lo sarei sicuramente aspettato, durante il lavoro di raccolta per il libro non ho mai incontrato ostacoli di nessun genere: adesso, però, il rischio c'è e non potrebbe assere altrimenti". Nonostante la scorta, Giovanni Tizian vuole proseguire sulla sua strada: "Come si dice nel film Fortapàsc, io voglio fare il giornalista-giornalista e dovrò rompere le scatole sempre e comunque". Ricoperto da uno scroscio di applausi, Tizian ha ricevuto l'approvazione di Alberto Nerazzini: "Questi sono giovani e devono avere la possiblità di lavorare: ci servono i Giovanni e ci servono giornalisti come lui che devono essere messi in condizione di lavorare in maniera dignitosa". Poco prima dell'inizio dell'incontro, infatti, lo stesso direttore della Gazzetta di Modena Antonio Ramenghi si era espresso proprio su questo argomento: "È stato sottolineato da più parti come Giovanni Tizian sia precario (compenso di 4 euro lordi ad articolo, 30-40 euro la pagina) - ha ricordato - Dico a voi che il nostro è un giornale piccolo, ma il gruppo editoriale Espresso troverà il modo di dare a Giovanni la possibiltà economica di lavorare in una condizione dignitosa". Siamo sicuri che il precariato di Tizian, così come quello di molti altri suoi colleghi, sarebbe emerso senza la brutta vicenda dell'assegnazione della scorta?

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