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Cronaca Via Giovanni Palatucci

"Immigrazione nord Africa, gravi responsabilità da parte dalla Questura"

La Rete Primo Marzo denuncia le responsabilità della Questura di Modena in merito al rilascio e rinnovo dei permessi, oltre a diverse inefficienze nella gestione dell'emergenza umanitaria del Nord Africa

Siamo agli inizi del 2011 e difficilmente noi italiani dimenticheremo cosa accadde in quei mesi: tra gennaio e aprile Lampedusa sembra un carcere a cielo aperto. A metà gennaio 2011, infatti, i primi arrivi di clandestini. Si teme un esodo biblico in conseguenza dei moti popolari e dei rovesciamenti istituzionali in Tunisia, Egitto e, da metà febbraio anche in Libia. In poco più di un anno arriveranno circa 65mila stranieri. Di lì programmi di accoglienza per i richiedenti asilo. E siamo ad oggi in fase di scadenza di questi programmi conosciuti ormai dall’opinione pubblica come “Emergenza Nord Africa” (Ena). E oggi emerge tutto il disappunto della Rete Primo Marzo comitato di Nonantola che dichiara una serie di irregolarità e inefficienze burocratiche in questi due anni ha dimostrato il programma Ena, evidenziando anche le responsabilità della Questura di Modena in merito al rilascio e rinnovo dei permessi.

Il comitato di Nonantola: “Nella filiera legislativa e amministrativa che ha dilatato oltre ogni limite la precarietà giuridica dei profughi ospitati nei territori e nelle strutture della provincia di Modena, i tempi e l’inefficienza della Questura rappresentano l’inciampo principale”. Nel dettaglio: l’attesa, in alcuni casi anche di 5 mesi, per verbalizzare, dopo lo sbarco, la testimonianza in base alla quale i profughi potevano avanzare la domanda di asilo politico; i tempi di rilascio dei permessi originali per richiesta asilo, eccedenti la durata del permesso stesso; i tempi lunghissimi di notifica delle risposte alla domanda di asilo che la Questura riceveva dalle Commissioni territoriali.

Rete Primo Marzo comitato di Nonantola ha visto in questi due anni “un coacervo di inefficienze, contorsioni burocratiche, assenza di diritto di cui stanno pagando il conto, salatissimo, tanto gli italiani che gli uomini e le donne costretti a fuggire dalla guerra: i primi per il costo elevatissimo di gestione (una media di oltre 40 euro giornalieri pro capite, per circa 20mila persone, per quasi due anni di accoglienza: fa un totale di diverse centinaia di milioni di euro); i secondi che a fronte di questa enorme impalcatura burocratica, non hanno potuto né lavorare né tentare di ricostruirsi una vita in autonomia, dipendenti in tutto dai servizi sociali dei comuni e dagli enti gestori che li hanno in carico”.

Dal canto suo, la Questura non nega i problemi denunciati: il Capodi Gabinetto ha riferito che su 204 pratiche avviate nel Modenese solo 102 sono state evase a causa di lentezze dovutte al malfunzionamento del sistema informatico utilizzato per il disbrigo della documentazione. Per la nostra provincia, tutte le pratiche sono già state ricevute e vagliate dalle commissioni di Bologna e Torino: "La metà sono state evase - ha spiegato la Questura - sulle altre abbiamo avuto ritardi perché il sistema non trasmetteva la firma dei presidenti di commissione sulle pratiche ed è stato necessario in molti casi ripetere l'iter". In ogni caso, entro la fine di febbraio, gli uffici di via Palatucci dovrebbero avere chiuso tutte le pratiche in essere. Per affrontare meglio il nodo immigrazione sul territorio modenese, la settimana prossima è stato organizzato un incontro fra il Questore Oreste Capocasa e gli esponenti della Rete Primo Marzo.

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