Sotto accusa le sperimentazioni sui farmaci oncologici a Modena, chiesto il processo per corruzione

Chiesto il rinvio a giudizio per 14 indagati, tra cui il prof. Massimo Federico del Policlinico di Modena e i rappresentanti di cinque case farmaceutiche. Nel mirino i fondi transitati sulle associazioni onlus per la ricerca contro il cancro. Il medico: "Le prove mi sono ignote"

Era il novembre del 2012 quando i Nas di Parma misero in atto una perquisizione al Centro Oncologico del Policlinico di Modena, che terminò con ingenti sequestri di documentazione e i sigilli per gli uffici di ricerca e del personale medico. Erano i prodromi di una delicata inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica sull'attività del prof. Massimo Federico, medico e docente di Oncologia Medica, e dei suoi collaboratori circa l'attività di sperimentazione sui farmaci antitumorali svolta negli anni immediatamente precedenti dalla struttura sanitaria.

Dopo quasi sei anni da quel blitz - che scatenò molte polemiche interne e mise in conflitto il medico con la Dirigenza dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria - l'indagine dei magistrati si è chiusa. A renderlo noto oggi è la Gazzetta di Modena. I sostituti procuratori Marco Niccolini e Pasquale Mazze, insieme al Procuratore capo Lucia Musti, hanno infatti raccolto elementi tali da chiedere il rinvio a giudizio per 14 indagati, tra cui il prof. Federico, il collega Stefano Sacchi e i rappresentanti a vario titolo di cinque case farmaceutiche.

Il reato sicuramente più grave contestato dai Pm è quello di corruzione: l'ipotesi su cui si è mossa l'indagine riguarda il presunto finanziamento illecito da parte delle case farmaceutiche, volto a sostenere la bontà dei propri prodotti attraverso la sperimentazione e l'influenza della figura stessa di Federico, riconosciuto come un medico di prim'ordine nella sua branca di competenza. Il denaro tracciato dagli inquirenti si sarebbe materializzato sotto forma di donazioni a due Onlus e all'Associazione "Angela Serra" legate alla figura del professore del Policlinico, nonchè per l'organizzazione di meeting e convegni medici.

A questo si aggiungono poi contestazioni in merito ai reati di abuso d'ufficio, peculato e interruzione di pubblico servizio, legate da un lato alla presenza ritenuta "ingombrante" delle associazioni "amiche" all'interno del Centro Oncologico Modenese, dall'altro alla vicenda intricata del Registro Tumori, una banca dati creata negli anni con informazioni sensibili sui pazienti modenesi e contesa tra Federico e l'Azienda Sanitaria.

Ora la parola passa quindi al Tribunale di Modena, chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio della Procura ed eventualmente stabilire le date di un processo che - analogamente al caso di Cardiologia - si presenterebbe come lungo e complesso.

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Massimo Federico, che si trova momentaneamente all'estero per motivi accademici, si è detto sorpreso e amareggiato per quanto pubblicato oggi sul quotidiano locale e ha commentato: "Sono comunque fiducioso che le tantissime persone che hanno toccato con mano la mia determinazione ed abnegazione nel portare avanti - fra mille difficoltà (logistiche, finanziarie, burocratiche e legislative) – una delicata e difficile attività di ricerca per contribuire a sconfiggere uno dei maggiori e peggiori mali del secolo (che è la sola ed unica ragione per cui ho dato un contributo convinto prima alla realizzazione prima e successivamente allo sviluppo del Centro Oncologico Modenese), sapranno distinguere tra le ipotesi accusatorie, legittime se formulate dall’Autorità giudiziaria, e le prove che al momento sono ignote anche a me".

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