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Cronaca Finale Emilia

Crolli dopo il terremoto, mancano i fondi per chiudere le indagini

Scarseggiano le risorse per portare a termine l'inchiesta sui crolli dei capannoni dopo il sisma 29 maggio scorso, in particolare per l'incidente probatorio sui resti della Haemotronic di Medolla

A distanza di un anno dal terremoto, la Procura della Repubblica di Modena prosegue le indagini per fare luce sulle eventuali responsabilità per i15 lavoratori morti nei crolli dei capannoni per le scosse del 20 e 29 maggio 2012. Indagini coordinate tra loro e basate su accertamenti tecnici complessi, indagini che proprio per gli accertamenti da compiere si devono confrontare anche con la scarsità dei fondi per condurli a conclusione e i conseguenti tempi che si allungano. In totale sono una settantina gli indagati, 40 a Modena e 28 a Ferrara. A Modena si indaga anche per capire se ci sono state trivellazioni abusive che in qualche modo abbiano influito sugli effetti delle scosse, e se per caso gli esperti abbiano sottostimato il rischio sismico.

RISORSE - Il filone principale è, appunto, sui crolli dei capannoni per la scossa del 29 maggio. Sotto le macerie degli stabilimenti morirono nel Modenese 11 lavoratori, di cui nove operai, un tecnico e un titolare d'azienda. Per i 40 indagati, e a vario titolo, si ipotizzano i reati di disastro colposo e lesioni colpose. Il fascicolo è stato affidato dal procuratore Vito Zincani ai sostituti Maria Angela Sighicelli e Roberto Guerzoni. Di recente si è appreso che scarseggiano i fondi per condurre a conclusione questo filone, in particolare per l'incidente probatorio sui resti della Haemotronic di Medolla, azienda biomedicale che crollò causando la morte di quattro persone. Il versante di indagine che riguarda il fracking è seguito dal procuratore aggiunto Lucia Musti.

IL CASO HAEMOTRONIC - Paradossalmente una norma creata per favorire la giustizia nelle zone colpite dal sisma, la sospensione dei processi e dei termini di comunicazione e notifica di atti, ha fatto sì che i tempi dell'inchiesta di Modena vadano ad allungarsi. "Abbiamo già avuto in deposito alcune consulenze - spiega all'Ansa il Procuratore capo di Modena Vito Zincani - ma ne manca una perché abbiamo dovuto dare una proroga visto che queste operazioni tecniche si sono rivelate molto complesse: bisognava agire tra le macerie. Il ritardo più grave, però, è stato determinato dalla richiesta di incidente probatorio, fatta legittimamente, dalla difesa per Haemotronic: si è congiunta una perversione, nel senso che visto che erano sospesi i termini per le aree terremotate abbiamo dovuto sospendere anche gli avvisi. Essendo i termini sospesi, fino a quando non sono decorsi non si sono potuti fare gli avvisi. Il risultato è che siamo ancora in attesa dell'incidente probatorio". Ma c'é anche un problema di fondi per gli accertamenti: "Si é aggiunta una piccola difficoltà che è nelle mani del Tribunale, perché l'incidente probatorio è al Gip - aggiunge Zincani -: le operazioni tecniche hanno un certo costo e bisogna capire chi le affronterà. Il risultato complessivo è che mentre io contavo di tirare le somme il prima possibile, non siamo ancora in grado di farlo". "Ovviamente - conclude il Procuratore capo di Modena - fino a che non avremo depositato le consulenze alle parti non daremo notizie sul loro contenuto alla stampa. E comunque prima di ogni valutazione intendiamo procedere al confronto con le conclusioni che prende Ferrara, perché le indagini sono coordinate. Sono cioé indagini separate ma c'é un coordinamento. Non è che non si possa pervenire a soluzioni diverse: l'importante è che rispetto alle medesime situazioni non ci siano scelte del tutto divergenti".

FRACKING - Dopo le devastanti scosse dello scorso anno, iniziarono a rincorrersi voci di una attività di perforazione illegale del suolo compiuta nel periodo precedente il sisma nella zona del cratere. Questo filone di inchiesta procede ma non sono emerse per il momento evidenze di trivellazioni abusive compiute. Zincani ha comunque escluso che il fracking possa essere la causa del terremoto. Il terzo e ultimo filone è quello sulle dichiarazioni di esperti negli anni precedenti il sisma in Emilia. Anche questo aspetto dell'indagine è seguito da Musti, che intende stabilire se gli effetti delle scosse sugli edifici siano in qualche modo stati influenzati dalle valutazioni di scienziati che possano aver sottostimato il rischio sismico. In particolare, è stata acquisita una registrazione filmata di un convegno tenutosi a Mirandola nel 2008. L'ex direttore dell'Ingv Enzo Boschi giudicava "a non elevato rischio sismico" la zona di Rivara di San Felice sul Panaro dove era prevista la realizzazione di un deposito di gas. Boschi ha detto di "avere la coscienza a posto" e ha parlato di "imbroglio politico e mediatico" e di essere "disposto a fare chiarezza su un'assurda vicenda".

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