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Associazione turca e imam convocati dal Questore: "Modena non corre pericoli"

Un invito al dialogo e la rassicurazione che i referenti delle due opposte fazioni turche sul territorio modenese cercheranno a loro volta di stemperare la tensione. Proseguono le indagini sull'attentato incendiario. Fassari: "La città non ha motivo di credere in un pericolo per la sicurezza pubblica"

Ad una settimana dall'attentato incendiario all'associazione turca Milad di via delle Suore – e dopo giorni di insulti e minacce tra esponenti della comunità turca residenti in città – resta vivo il tema legato alla sicurezza, alla luce di un gesto vandalico e intimidatorio che ha destato preoccupazione, soprattutto se messo in relazione con quanto sta avvenendo in Turchia dopo il golpe fallito. Procura e Digos sono immerse nelle indagini – dove finora è emerso un unico giovane straniero iscritto nel registro degli indagati –  ed il sindaco Muszzarelli ha colloquiato con il console Turco: una mobilitazione istituzionale cui si è aggiunta anche quella del Questore Paolo Fassari.

In quanto autorità di pubblica sicurezza, Fassari ha voluto vederci chiaro nella vicenda e ha quindi incontrato in successione sia il rappresentante dell'Associazione Interculturale Milad, sia l'imam della moschea di via Munari. I due rappresentano infatti due fazioni della comunità turca, a Modena come in patria, contrapposte a livello ideologico e di conseguenza anche nel sostenere o avversare il leader Erdogan. Proprio a questo dissidio pare essere riconducibile l'attentato incendiario, così come le minacce che sono seguite: per dirla con il Questore, si tratterebbe di una “reazione istintiva (al golpe ndr) di soggetti che non condividono le idee dell'altro gruppo”. Nessun collegamento dunque con un quadro di eversione internazionale, né tantomeno con la jihad.

Durante i colloqui avvenuti in questura, entrambi i rappresentanti turchi hanno risposto positivamente all'appello di Fassari a “creare condizioni di tranquillità e stemperare la tensione”. Un impegno assunto in particolar modo dall'imam, cui fa riferimento una vasta comunità di fedeli, seppur limitatamente al proprio raggio d'azione. Vale a dire, in altre parole, che un gesto di qualche “testa calda” resterà sempre e comunque imprevedibile e non certo prevenibile. Ma l'impegno al dialogo è stato esplicito.

L'analisi degli avvenimenti e delle attività delle comunità turche, unite ai confronti vis-à-vis, hanno fortunatamente convinto il Questore ad allontanare ogni ombra di pericolo terroristico: “La città non ha motivo di credere in un pericolo imminente per la sicurezza pubblica: non vi è nulla di diverso rispetto ai giorni scorsi. Ovviamente presteremo la massima attenzione a come si evolve la situazione in Turchia e alle dinamiche internazionali che si svilupperanno”.

Sempre in merito a quanto sta accadendo sul Bosforo, va segnalato anche che il legale rappresentante dell'associazione Milad si trova attualmente in Turchia e vi si trovava anche durante il tentato golpe. Non si hanno notizie ufficiali sulle sue condizioni, ma è chiaro che la sua posizione potrebbe essere molto precaria, a causa della vicinanza della sua associazione con il gruppo “Hizmet”, movimento creato dagli Stati Uniti dall'ex imam Fethullah Gulen, accusato dal governo turco di essere ispiratore del golpe.

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