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Martedì, 16 Agosto 2022
Cronaca

Cure domiciliari “liberalizzate”, infermieri sul piede di guerra

Il sindacato Nursind critica fortemente la normativa regionale, che permette anche a badanti o familiari di compiere operazioni assistenziali complesse a domicilio, previo un semplice corso di formazione

La Regione Emilia Romagna, il 24 febbraio scorso, ha emanato la delibera che apre nuove e discutibili possibilità in merito alle competenze infermieristiche ed al loro riconoscimento. Nella delibera n. 220 infatti si parla delle prestazioni assistenziali di cui necessitano, a domicilio, pazienti cronici, affetti da malattie rare e/o con necessità assistenziali complesse. Si parla dunque di ossigenoterpia, broncotracheoaspirazione, gestione dei cateteri venosi centrali e degli accessi vascolari e della terapia anticoagulante, gestione del sondino naso gastrico, della gastrostomia e colostomia, delle pratiche inerenti il cateterismo vescicale, l’urostomia e la dialisi peritoneale, l’effettuazione di medicazioni delle lesioni cutanee e la somministrazione di farmaci (terapia endovenosa, intramuscolare, sottocutanea, intradermica, orale).

Tutte competenze che sappiamo essere proprie della professione infermieristica. Ebbene, la Regione Emilia Romagna, con la propria delibera, ha sostanzialmente scardinato questo punto chiave prevedendo la possibilità di fare lecitamente svolgere tutte queste attività assistenziali complesse ai “pazienti, loro familiari o assistenti”, previa frequenza di un breve corso di formazione (una ventina di ore in tutto, tra teoria e pratica) istituito ad hoc.

“Come infermieri e come sindacato – scrive il NursSnd di Modena - ci interroghiamo sulle conseguenze e sulle motivazioni di questa decisione, giungendo alla conclusione che non trovano alcun fondamento né giuridico né deontologico. Questo atto produrrebbe di fatto il paradosso di veder lecitamente prestare attività assistenziali complesse e delicate, in ambito domiciliare, da personale laico e scarsamente preparato (marcatamente badanti) mentre le stesse prestazioni, all’interno delle strutture sanitarie devono essere svolte dagli infermieri, così come sancito da innumerevoli sentenze al riguardo”

“Questo scempio trova un’unica giustificazione: l’inadeguatezza e l’incapacità del sistema sanitario pubblico di offrire le prestazioni necessarie ai propri cittadini, trasferendone l’onere direttamente alle famiglie verso prestazioni svolte da parte di personale non qualificato e scarsissimamente preparato – spiega ancora il NurSind - Proprio in virtù del fatto che questa è l’unica giustificazione plausibile, essa stessa è ancora più inaccettabile, in quanto contrasta con i principi della competenza, del diritto alla salute dei cittadini e del rispetto del lecito esercizio delle professioni”. Per queste ragioni il NurSind ha scritto all’Assessore alla Salute dell’Emilia Romagna per chiedere il ritiro della delibera, e l’apertura di un tavolo sul tema presso il Ministero della Salute.

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