Le ultime curiosità sul duomo raccontate da Elisabeth Mantovani in "Tempo e spazio in età medievale"

Il duomo di Modena è al centro dell'ultimo libro della studiosa d'arte Elisabeth Mantovani, che attraverso il suo "Tempo e spazio in età medievale" per raccontare un'epoca sì lontana mille anni da noi, ma che ci influenza tutt'oggi

Il duomo di Modena è al centro dell'ultimo libro della studiosa d'arte Elisabeth Mantovani, che attraverso il suo "Tempo e spazio in età medievale" parte dalla nostra cattedrale per raccontare un mondo che è sì lontano mille anni da noi, ma che influenza per molti versi il nostro modo di pensare, di vedere le cose, di rappresentarle in simboli e in architetture. Per comprendere meglio le ultime scoperte sul duomo e il messaggio di questo libro abbiamo intervistato l'autrice Elisabeth Mantovani del blog www.elisabethmantovani.blogspot.it , che il 31 Maggio presenterà il testo alla Caffetteria dei Musei. 

Elisabeth, è uscito il tuo ultimo libro "tempo e spazio in età medievale". Perché secondo te l'uomo contemporaneo è affascinato da questa epoca?  “C’è da dire innanzitutto che con il termine ‘medioevo’ si intende un periodo di diversi secoli che comprende al suo interno epoche che sono assimilate tra di loro ma che presentano nell’analisi differenze sostanziali. L’epoca romanica, quella in cui fu costruita l’attuale cattedrale modenese, ad esempio, è forse il periodo che più rientra nelle rievocazioni storiche, quello che più affascina. Si tratta infatti di una fase di crescita per la penisola italiana, di ripresa economica e di aumento demografico dovuto a riforme che garantirono una maggior stabilità. È anche l’epoca delle crociate, del diffondersi dell’immaginario cavalleresco attorno al quale tanto si fantastica ancora. C’è poi da dire che il Medioevo fu a lungo disprezzato a partire dall’età moderna in poi. La rivalutazione dell’arte medievale, ad esempio, si deve sostanzialmente al movimento del Gothic Revival che partendo dalla Francia di Viollet Le Duc si estese a tutta Europa con forme e modalità diverse. La rivalutazione dell’arte medievale a fine Ottocento portò anche a Modena restauri importanti che riguardarono la nostra cattedrale: sotto la guida di Tommaso Sandonnini si formò un comitato per il restauro e per l’istituzione degli attuali Musei del Duomo. Grazie a questo lavoro, durato decenni, ora possiamo ammirare il Duomo di Modena nel suo aspetto ‘medioevale’ e, anche se non del tutto, in gran parte fedelmente ricostruito secondo il modello originale. La rivalutazione dell’arte medioevale avvenne in un’epoca in cui l’uomo scopriva, o meglio ri-scopriva, altre parti di sé grazie alla psicanalisi, alla metafisica ed anche alle scienze occulte o spirituali che si erano diffuse in tutta Europa nella seconda metà dell’Ottocento. Soltanto grazie a questo movimento dall’esterno all’interno fu possibile comprendere un’arte come quella medievale priva di prospettiva, spesso bidimensionale, onirica e fantastica; capire cioè, almeno in superficie, come l’uomo del medioevo non guardasse le cose soltanto con gli occhi e secondo i parametri della razionalità scientifica moderna. Le immagini che provengono dall’arte o dalla letteratura medievale infatti non possono avere una sola chiave interpretativa sia perché si tratta di un linguaggio simbolico sia perché la cultura e l’arte medievali si formano su molteplici eredità culturali. La nostra società ha completamente perduto la dimensione spirituale che si spiega attraverso il simbolo e forse è proprio questa mancanza che causa l’attrazione verso queste immagini per quasi tutti ancora incomprensibili.

Il Duomo di Modena è al centro di quest'opera. Cosa ci racconta la nostra cattedrale del modo di pensare del modenese del medioevo? La cattedrale di Modena è un documento storico importantissimo. Ci racconta dello sviluppo della città durante l’epoca in cui venne costruita attraverso l’analisi delle strutture architettoniche che si sono sviluppate con essa ed attorno ad essa. Della sua economia, dei rapporti sociali nel suo interno. Testimonia come già nel Medioevo i modenesi fossero industriosi commercianti e abili artigiani. Ci racconta poi, nelle sue sculture, come il mondo materiale e spirituale fossero per l’uomo del medioevo specchio l’uno dell’altro. Questo è un concetto molto antico che risale alle origini del pensiero cristiano: “visibili hic mundus de invisibili doceat” diceva San Paolo, questa corrispondenza nell’arte e nel pensiero cristiano del periodo romanico diventa però anche una sorta di psicomachia, una lotta continua tra il bene e il male che si ritrova praticamente in tutto il programma scultoreo del duomo e specialmente nei bestiari scolpiti. Nonostante questi parametri possano essere applicati a gran parte dell’iconografia romanica essi devono aver influenzato anche il pensiero dei cittadini modenesi per i quali la cattedrale era stata costruita: se è vero che l’arte romanica presenta motivi e temi ricorrenti è altrettanto vero che ogni opera ha delle caratteristiche specifiche che possono essere messe in rapporto alla storia e alla mentalità locali. A Modena questo aspetto della lotta tra il bene e il male, del contrasto tra le tenebre e la luce è molto presente, basti pensare, tra le altre cose, alla presenza dei due arcangeli in cima alla cattedrale: Gabriele l’arcangelo della luce a est e Michele l’arcangelo che sta a guardia dell’ovest e protegge dall’oscurità.

Il libro è ricco di novità sul Duomo di Modena mai pubblicate prima. Ce ne anticipi alcune?  La novità principale la troviamo già nel titolo: la cattedrale di Modena è per la prima volta analizzata nel suo stretto rapporto con la concezione del tempo durante il Medioevo. Il tempo fu un’idea centrale durante tutto il medioevo e fu alla base dell’elaborazione del sistema cosmologico, della produzione artistica e culturale. Da decenni ormai studio il simbolismo della cattedrale di Modena e ho potuto capire come molti dei suoi motivi iconografici e la sua stessa architettura si riferiscano in vario modo al tempo: in tutta la cattedrale troviamo questo simbolismo che si centra soprattutto sul concetto di unione tra il tempo eterno di Dio e il tempo contingente dell’uomo, tra il finito e l’infinito. Importanti elementi iconografici che conducono a questo concetto sono situati proprio in prossimità dell’altare: la congiunzione dei due tempi, infatti, è rappresentata in tutta la cattedrale ma si ripete continuamente nel momento della liturgia. Non sto a citare di quali elementi si tratta perché ovviamente lascio al lettore tutto il piacere della scoperta! Altre ricerche interessanti riguardano il paragone tra l’immaginario della cattedrale, il linguaggio delle immagini durante il medioevo e internet ed aprono al lettore riflessioni sull’epoca nella quale stiamo vivendo. Queste sono alcune delle novità che potrete trovare nel libro.

Parliamo di turismo, cosa si può fare oggi per aumentare ancora di più il numero di turisti in città? È importante incentivare il turismo ma è ancora più preminente creare un tipo di turismo che possa realmente contribuire in modo positivo allo sviluppo di Modena e al miglioramento delle sue strutture. Si punta davvero troppo sul cibo: nutrirsi è importante ma bisogna capire che bisogna farlo nel modo giusto e una sovra-offerta porta all’abbassamento della qualità, che in questa zona potrebbe essere molto alta, privilegiando la quantità e danneggiando coloro che lavorano con perizia e arte nell’ambito gastronomico il quale può davvero essere un argomento che rientra nelle attrattive culturali di un luogo ma solo se gestito a regola d’arte. Inoltre bisogna comprendere che non solo il corpo ha bisogno di nutrimento ma anche la mente e lo spirito. Questa può sembrare un’affermazione metafisica ma in realtà è un concetto abbastanza semplice e concreto. Se si spendono, ad esempio 300mila euro per finanziare un evento e poi se ne devono spendere altre 500mila (o anche solo altre 300mila) per ripulire e risanare la città dopo che questo evento si è svolto è palese che il guadagno non c’è stato in nessun termine. Questo è solo uno degli esempi che ci possono fare capire in modo semplice come l’educazione all’arte e alla cultura siano un investimento anche di tipo economico. L’educazione al patrimonio culturale della città non può creare che rispetto verso i monumenti e le opere d’arte che l’abbelliscono e che ne costituiscono l’identità e rispetto e partecipazione verso le strutture che le mantengono vive e in funzione. Il livello culturale si sta abbassando velocemente in tutta Italia e anche nella nostra città: occorre porvi rimedio per rendere i cittadini più coscienti e partecipi del patrimonio storico e culturale della città stessa e dare loro il modo di contribuirvi positivamente. Puntare sull’educazione e sulla cultura, sulla qualità più che sulla quantità, in tutti gli ambiti, migliora il livello di vita dei cittadini e della città stessa.

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Mancano poche settimane all'inizio dell'edizione 2017 di Modena Bai Nait. Cosa ci aspetta? Ci si aspetta innanzitutto un impegno a contribuire al turismo e alla vita sociale della città nei termini sopra indicati. Quest’anno abbiamo messo a punto un programma interamente dedicato, seppur con argomenti molto diversificati che vanno dalla tarda antichità all’età moderna, interamente alla cattedrale di Modena e alla figura di San Geminiano in occasione del ventennale del sito Unesco che comprende il Duomo, la Ghirlandina, Piazza Grande e le strutture contigue. Dieci appuntamenti che sono un invito alla riflessione e alla consapevolezza, a godere più profondamente e in modo più significativo del patrimonio storico e culturale della città. Grande e preziosa novità di quest’anno: la rassegna è organizzata dall’associazione LaRoseNoire in collaborazione con l’associazione Amici dell’organo J. S. Bach. Questo ci ha permesso di unire alle visite guidate, agli argomenti che trattano di storia, arte, letteratura e archeologia, la matrice di tutte le forme espressive della cultura: la musica. Avremo due grandi momenti di musica in cui potremo ascoltare uno degli organi più antichi d’Italia risalente al XVI secolo, all’interno della splendida chiesetta cittadina di Santa Maria delle Assi e dalle mani di uno dei migliori organisti italiani: il M° modenese Stefano Pellini. Per concludere sono da citare inoltre le visite per bambini e per ragazzi (ma a cui possono partecipare anche gli adulti) in cui troveremo giochi, quiz e indovinelli a cura di Marianna Ventura e le visite in inglese per i turisti stranieri e per chi vuole approfondire la lingua inglese.

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