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Cronaca Piazza Grande

L'intervista, Michele Placido racconta l'umiltà di Big Luciano

L'attore e regista ricorda i vezzi e la grandezza del tenore modenese, che porterà sul palco stasera in Piazza Grande con un profondo "senso di responsabilità". Poi uno sguardo su Modena, città "identica al passato"

Alle ore 21 salirà sul palco di Piazza Grande per recitare il monologo, inframezzato da intervalli musicali, sulla vita di Luciano Pavarotti. Stamane Michele Placido si è invece concesso ai giornalisti, tracciando un quadro entusiasta della figura del tenore modenese e approfondendo la sua performance artistica serale.

“Pavarotti è ormai un tesoro che appartiene all'umanità, una delle massime espressioni artistiche del secolo scorso e una voce che è entrata di diritto nella leggenda – ha detto l'attore e regista pugliese – Sono onorato di poter essere protagonista di questa esibizione, ma anche consapevole che non sarà facile”. C'è anche qualcosa di personale che lega le vicende dei due protagonisti dell'evento di stasera. Placido ha spiegato di aver conosciuto ieri a Modena la piccola Alice, figlia del tenore alla quale è indirizzato il monologo scritto per Placido da Grazia Varasani: “Anche io ho un figlio di appena 8 anni e capisco il bisogno di Pavarotti di lasciare un testamento, come un sentimento che possa colmare quel senso di vuoto verso un bimbo piccolo che è destinato a vivere buona parte della sua vita senza la tua presenza”.

Luciano Pavarotti dimostrò di essere un grande mecenate e un uomo che amava la sua città e la sua terra, ma la sua maggiore qualità fu certamente l'umiltà”, ha poi raccontato Placido. Quell'umiltà che gli ha permesso di emergere da una città di provincia come Modena fino a diventare una star internazionale, quell'umiltà che è viva anche in un ricordo personale di Michele Placido. “Ebbi modo di incontrarlo personalmente due volte, sia al Pavarotti&Friends, sia in occasione di un torneo di tennis a Torvaianica, sport che amava praticare nonostante la racchetta sembrasse un cucchiaino in mano a lui. Era un torneo che radunava le massime personalità del cinema e del teatro, ma Luciano, nonostante avesse raggiunto già la fama mondiale, dava l'idea di essere il più stupito di trovarsi in mezzo a un gotha del genere”.

Non è poi mancato uno sguardo su Modena, città che Placido ha visitato più volte in passato nelle sue tournée teatrali e per la quale, a detta del celebre attore “gli anni non passano”, anche se le identità stanno cambiando. Girando per il centro storico i commercianti e i residenti lo hanno ringraziato più volte per aver accettato di esibirsi sul palco di “Vincerò” e i molti si sono radunati sotto il palco per assistere alle prove. Proprio su questo, Michele Placido ha lasciato una sua riflessione: “Ho notato che tra i tanti curiosi, almeno il 50% erano ragazzi stranieri, che ascoltavano rapiti. Mi ha ricordato il mio primo spettacolo allo Storchi, quando fuori dal teatro ad applaudire c'erano tanti immigrati meridionali, che oggi sono pienamente modenesi e che erano venuti a teatro per ascoltare per la prima volta un meridionale come loro. Nella nostra arte c'è una ricchezza umana, anzi umanistica che  un grande fattore di integrazione”.

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