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Solidarietà, l'Isis blocca la costruzione dell'ospedale "modenese" in Kurdistan

Una nuova tappa di Franco Zavatti (Cgil) con la delegazione che segue gli aiuti umanitari nel Kurdistan iracheno. Ecco il suo racconto...

Erbil è la capitale della regione autonoma del Kurdistan nel Nord Iraq e, seguendo i confini con Siria, Turchia ed Iran, si mostra come una retrovia e allo stesso tempo una prima linea. Così appare vivendola e confrontando le sensazioni e le cose che si vedono e si ascoltano, confrontando con i precedenti passaggi di mesi fa, uno e due anni fa. Non incroci le tende accampate nei parchi, nei tanti cantieri aperti e nei giardini di fronte al Parlamento, piene di famiglie fuggite dalla guerra nella vicina Siria, poi appestate dalla invasione Isis. 

Ora quei profughi sono sistemati nei tanti campi accolti in questo Kurdistan iracheno. Al contempo riscontri che oggi però sono chiusi i cantieri ed accresciuti i posti di controllo e presidi appena fuori città. Andando al nostro campo profughi di Makhmura, situato giù verso Kirkuk ed il confine siriano, veniamo ripetutamente fermati e poi bloccati col ritiro temporaneo del passaporto dai peshmerga del governo regionale kurdo, pur sapendo che con quella comunità di oltre 12.000 profughi scacciati dalla Turchia, noi italiani siamo di fatto gemellati, grazie al progetto di sostegno in corso da alcuni anni. È palese il dramma della sicurezza che avvolge ogni giorno in questa regione kurdo-irakena, del tutto liberata dall’Isis, ma soggetta ai rischi di infiltrazioni, autobombe o blitz kamikaze. 

Entriamo stamattina nel campo di Makhmura, accolti dal sindaco, dalla co-sindaco e responsabile sanitaria. Entriamo nella saletta del consiglio e si comincia ad ascoltare il punto riassunto dai nostri interlocutori, ad un anno dalla rapida e feroce occupazione dell’Isis, dalla discesa dai monti dei partigiani del Pkk e la riconquista del campo, del loro villaggio. Una battaglia rapida e violenta che scaccia i banditi islamici meno una ottantina rimasti su queste sabbie e rocce calde dal sole e dal deserto intorno. Siamo accolti con emozione. Avevamo avviato, prima della tempesta Isis, un progetto ben concreto per costruire un ospedaletto dentro al campo. Avevamo fatto arrivare un tir carico di attrezzature sanitarie, recuperate dagli ospedali di Carpi e Mirandola col riassetto post-sisma. La nuova struttura muraria, qui a Makhmura, era già avanzata e pronta per la copertura col tetto. 

Poi il ciclone Isis. Da qui è stato cacciato, ma il confine è a pochi chilometri, subito di là da quelle alture. Qui non arriveranno più, assicurano i ragazzi e le ragazze del Nucleo di autodifesa, però qualche razzo può arrivare. Anche pochi giorni fa, ne sono caduti appena fuori. Così l’ultimazione della nostra struttura ospedaliera di Makhmura è sospesa per ragioni di sicurezza. Ci assicurano con convinta fermezza che i lavori si riavvieranno appena si sposterà il confine più in là. 

Intanto abbiamo consegnato, come “Associazione Verso il Kurdistan Onlus”, un ulteriore versamento di 20.000 euro in contanti, per sostenere in ogni caso l'assistenza sanitaria a queste migliaia di famiglie, oltre che per l'acquisto di kit sanitari adeguati per le urgenze, dentro al campo profughi, ma anche a qualcuno di questi ragazzi feriti verso il confine. Ne abbiamo incontrato alcuni in un piccolo centro di cura alla periferia di una cittadina più sicura, sorridenti, con qualche lacrima, sofferenti, giovani. Chi con le due braccia al collo, chi con la gamba bloccata con dei ferri, chi bruciato dalla testa ai piedi da una bomba incendiaria. 

Proseguiremo ogni sforzo per portare in questa grande zona a sud-ovest di Erbil il loro indispensabile ospedaletto. Si può contribuire con versamento ad “Associazione Verso il Kurdistan Onlus”, causale: progetto ospedale di Makhmura, IBAN IT 79 F030 6910 4001 0000 0402 675. 

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