Un laboratorio casalingo per raffinare la cocaina liquida, padre e figlio in manette

Due cittadini peruviani, regolarmente residenti a Modena da anni, sono stati tratti in arresto in un'operazione congiunta di Polizia e Municipale. Sequestrata sostanza in sasso, in polvere e allo stato liquido, che avrebbe fruttato oltre 150mila euro

L'attività costante di monitoraggio del mercato dello spaccio cittadino ha permesso alla Polizia di Stato e alla Polizia Municipale di Modena di trarre in arresto due stranieri particolarmente esperti nella lavorazione della cocaina. Gli appostamenti e i pedinamenti svolti a partire dalla zona della stazione e di viale Gramsci, punti cruciali del traffico di stupefacenti, hanno infatti condotto gli agenti sulle tracce di due immigrati sudamericani, padre e figlio, regolari sul territorio, con un lavoro insospettabile e residenti in città da ormai diversi anni.

Quello che è emerso durante la perquisizione della loro abitazione in strada Vaciglio Centro, tuttavia, ha chiarito la loro principale fonte di introiti, che non era quella della piccola impresa partita Iva di famiglia. Nell'appartamento, infatti, si trovava una quantità davvero importante di cocaina, destinata evidentemente allo spaccio. I due avevano a disposizione circa 190 grammi di sostanza in polvere e in sasso, in attesa di essere tagliata e confezionata. Ma non solo.

Quello che ha attirato l'attenzione dei poliziotti - intervenuti insieme all'unità conofila della Guardia di Finanza - sono stati alcuni barattoli contenenti cocaina allo stato liquido. Una rarità nello scenario locale degli stupefacenti, che per essere trasformata e resa vendibile richiede un processo raffinazione non banale. I due peruviani erano attrezzati anche in questo senso, con gli strumenti necessari a compiere i processi chimici di raffinazione, anche attraverso stracci imbevuti che poi venivano fatti essiccare per ottenere la polvere.

La sostanza liquida sequestrata ammonta a poco meno di 590 grammi, che una volta lavorata avrebbe consentito di produrre circa 4 chili di polvere, per un valore di mercato intorno ai 150.000 euro.

I due sudamericani, il padre di 60 anni e il figlio di 32, sono stati tratti in arresto per detenzione ai fini di spaccio. Sono in corso ulteriori indagini per ricostruire la filiera di distribuzione, che passa soprattutto attraverso i rapporti dei due con alcuni membri della comunità nigeriana. L'inchiesta ha infatti seguito i movimenti di un gruppo di africani ben noti per le attività illecite che ruotano intorno al condominio RNord, dove è stata svolta anche una perquisizione, che ha portato a sanzioni amministrative per l'uso improprio di alcuni locali del condominio, divenuti ritrovo per un folto gruppo di stranieri.

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