Cronaca Via Groppo

Riolunato, Legambiente: “Arpa chiarisca se i limi sono tossici”

A pochi giorni dal sequestro della diga tornano alla carica gli ambientalisti: "Troppi i punti ancora oscuri della vicenda, deve uscire la verità"

Dopo il sequestro della diga di Riolunato da parte della magistratura, e l’inserimento nel registro degli indagati del responsabile Enel che gestisce l’invaso, Legambiente Modena torna alla carica. «Un ottimo risultato. Ma c’è ancora molto da fare. È ora, ad esempio, che qualche sindaco spieghi davanti alle autorità di controllo perché nessuno ha mosso un dito per evitare l’eco-disastro, accusa l’archietto Alberto Mazzoni, ormai bandiera della battaglia sulla diga, anche perché l’Arpa non ha ancora comunicato i risultati delle indagini sul limo sversato. Possibile che non si possa sapere se al suo interno ci sono sostanze nocive per la salute dell’uomo? C’è un cataclisma ambientale in corso, almeno salvaguardiamo i cittadini». La domanda è: i quintali di fango riversati dentro il torrente Scoltenna sono semplici materiali naturali sedimentati o si configurano come rifiuti (magari speciali)?

Ma i quesiti che Legambiente pone alle istituzioni non sono finiti. E, quel che più importa, sono domande non soltanto legittime ma sacrosante, visto che riguardano la ‘salute pubblica’ del territorio e dei suoi abitanti. «I prelievi idrici per l’acquedotto di Pavullo sono ripresi? – si interroga quindi Mazzoni – e  l’interruzione forzata dell’acquedotto ha comportato danni? Non sarebbe opportuno che i Sindaci dei comuni di cui fa parte il tratto di Scoltenna più colpito (Riolunato, Montecreto, Lama Mocogno, Pavullo e Sestola) formulassero congiuntamente  una richiesta di risarcimento, da finalizzare ad interventi di riqualificazione del sistema fluviale, per i danni ricadenti sulle attività turistiche interconnesse al torrente (requisiti paesaggistici incrinati, letto fluviale divenuto limoso e pericoloso, condizioni di inibizione dell’attività di pesca e di escursionismo in canoa, perdita di attrattività per gite di famiglia)?»

E poi c’è la questione, ovviamente irrisolta, dei costi dell’intervento, stimati sembra in 9 milioni di euro. Mazzoni ribadisce tutti i dubbi delle Associazioni ambientaliste modenesi: «Nel costo complessivo dell’operazione messa in atto da Enel sono compresi anche i viaggi con automezzi coi quali sarebbero dovuti essere trasportati in un’area apposita i materiali depositati nell’invaso? E le ghiaie, presenti in ingenti quantità, sono materiali da rimuovere? Nel caso, è stato computato il loro valore economico, perché nel progetto presentato dall’Enel non risulta se ne faccia menzione?»

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