Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Ospedale Universitario / Via del Pozzo, 71

Sperimentazione animale, la nuova legge minaccia la ricerca?

La legge delega approvata dal Parlamento fa esultare le associazioni animaliste, ma rischia di ostacolare la ricerca. Come? Il parere "modenese" della prof.ssa Renata Battini, direttrice dello Stabulario Universitario

La direttiva europea (63/2010) pensata per introdurre nuove norme e procedure nel campo della sperimentazione animale è stata vagliata da Senato e Camera, dando vita ad una legge delega che inserisce numerose restrizioni alla ricerca. I nuovi vincoli di legge, che il Governo dovrà poi tradurre in pratica in ultima istanza, hanno riacceso la contrapposizione tra animalisti e comunità scientifica, come spesso accade. Ma cosa cambierà se la normativa dovesse entrare in vigore così come emanata dal Parlamento?

Abbiamo fatto il punto con la prof.ssa Renata Battini, direttrice dello Stabulario Interdipartimentale dell'Università di Modena e Reggio Emilia, nonché docente del corso di "Valore ed etica della sperimentazione animale". Il punto maggiormente toccato dagli organi di stampa è quello del divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione: la norma, enfatizzata dal caso montato intorno a Green Hill, è però abbastanza marginale rispetto all'impianto complessivo della legge delega. “Sono altri aspetti che potrebbero risultare problematici – spiega Renata Battini – a partire dal divieto di utilizzare animali per le ricerche sulle sostanze d'abuso e per gli xenotrapianti, che rischierebbero di isterilire l'attuale ricerca biomedica”.

Nel primo caso, lo studio delle sostanze che producono assuefazione, dalla nicotina alle droghe pesanti, è infatti cruciale per comprendere i comportamenti del cervello umano. La conoscenza dei meccanismi della dipendenza è essenziale per lo sviluppo di terapie adeguate e farmaci in grado di contrastare la tossicodipendenza e altre patologie. Nel caso degli xenotrapianti, la questione è ancora più delicata. “Si tratta di metodi di ricerca fondamentali per terapie innovative e sperimentali – spiega la ricercatrice – volte alla cura di gravi patologie, per lo sviluppo di terapie antitumorali personalizzate e per la ricerca di tipi più avanzati e sicuri di valvole cardiache, solo per fare alcuni esempi. Anche le strutture universitarie modenesi trattano le cellule staminali o le metastasi tumorali impiantandole su cavie o topi: i divieti in questo senso metterebbe a serio rischio non solo le nostre attività, ma anche i progressi stessi nel campo della Salute”.

“I ricercatori sono i primi a considerare un obiettivo primario il benessere degli animali ed a seguire tutte quelle misure che garantiscano loro condizioni ottimali ed evitino le sofferenze – prosegue poi la Battini rigettando il quadro che troppo spesso le associazioni animaliste dipingono, e prosegue - il dibattito pubblico spesso si lascia andare a manifestazioni emotive, mancando di attenzione verso le reali esigenze della ricerca scientifica e del suo indotto economico-industriale, come nel caso di questa legge delega”.

Già, l'indotto economico. Il nostro territorio ben conosce gli aspetti legati alla sperimentazione animale anche per quanto riguarda il distretto biomedicale della Bassa. Solo per citare un esempio. I dispositivi medici come valvole artificiali o protesi non posso prescindere dal test su esseri viventi, che, a buona ragione, non possono essere i pazienti stessi. Rallentare anche questi processi industriali non sarebbe certo saggio. L'impressione è che questa legge potrebbe essere ancora oggetto di ridiscussione, in sede di attuazione da parte dell'Esecutivo, anche in virtù di un contrasto con l'originale disegno europeo, che puntava a escludere ulteriori restrizioni.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Sperimentazione animale, la nuova legge minaccia la ricerca?

ModenaToday è in caricamento