Mafia Nigeriana, arresti e perquisizioni anche all'ombra della Ghirlandina

"Burning Flames", il blitz della polizia smantella il clan della mafia nigeriana: decine gli arresti lungo l'asse Bologna-Torino. Droga e tratta di esseri umani fra i "businnes" del cult

“Burning Flames”, questo il nome dell’operazione avviata nel 2017 dalla Squadra Mobile della Questura di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia giunta all’apice alle prime luci dell’alba, quando le fiamme dell’arma hanno arso le radici del clan M.A.P.H.I.T.E., appartenente alla cosiddetta mafia nigeriana.

L’operazione vedeva coinvolta una vasta parte del Nord Italia, rientrante si potrebbe dire nell’asse Torino-Bologna: più di 200 uomini e donne della polizia di stato infatti, in queste ore sono stati impegnati nell’esecuzione di 19 fermi di indiziato di delitto disposti dalla Procura della Repubblica di Bologna ed eseguiti nelle città di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Bergamo; cui si aggiungono una cinquantina di indiziati.

Meno conosciuto rispetto agli altri clan notoriamente appartenenti alla mafia nigeriana come Eiye, Black Axe e Vikings - in guerra tra loro-, i Maphite si nascondevano, anche all’ombra della Ghirlandina, sotto il nome dell’associazione “G.C.A. Charity Italia”. Riguarda infatti proprio Modena un’intercettazione da cui emerge chiaramente la natura conflittuale e violenta del rapporto tra la confraternita in questione e quella dei Vikings: “Ieri… a Modena… sono andati a litigare con uno… il giorno dopo sono tornati a picchiare il ragazzo… […] abbiamo fatto vedere che siamo forti… […] se ne beccherete uno lo picchierete e rientrerete a casa”.

Nata nell’ambiente universitario dello Stato del Benin e consolidatasi in Nigeria negli anni ’90 come una sorta di associazione studentesca volta ad instaurare la propria supremazia su specifiche aree territoriali, Maphite (al pari delle altre organizzazioni del medesimo stampo) venne dichiarata illegittima dall’atto “Secret cult and Secret Society Bill” del 2001, emanato dalle autorità in seguito al proliferare di episodi di efferata violenza di cui esse i vedevano protagoniste.

Ciò nonostante, la confraternita riuscì a radicarsi in varie aree del mondo, presentandosi legalmente come un’associazione di carità: Green Circuit Association, la cui sede italiana fu registrata a Bologna nel 2012. La struttura gerarchica del clan ricalca perfettamente il modello verticistico della mafia italiana, alla cui sommità stava la "Famiglia Vaticana". M.A.P.H.I.T.E: Maximum Academic Performance Highly Intellectuals Train Executioner, un acronimo che ha lo spessore di una “costituzione”, sempre affiancata da un vero e proprio testo sacro, la “Green Bible”.

Gerarchia, segretezza, mutua assistenza, dovere di fedeltà: questi e molti altri gli obblighi derivanti dal rito di iniziazione, all’infrangere dei quali i membri venivano puniti con aberranti torture. Se non addirittura con la morte. Le principali attività gestite dal clan erano prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti, che hanno portato all’arresto di svariati membri nel corso delle indagini preliminari nelle città di Parma, Modena e Piacenza. Tutto passava attraverso una fitta rete di collegamenti, pazientemente portata alla luce dalle approfondite indagini della Squadra Mobile.

5.000 ore di conversazioni telefoniche intercettate, 32 perquisizioni domiciliari, numerosi servizi di osservazione e pedinamento supportati da videoriprese e molto altro ancora, hanno permesso di arrivare all’arresto dei “pezzi grossi” del clan: a Bologna è ora in manette l’uomo considerato il “tesoriere” dell’organizzazione. I reati contestati sono svariati, tutti aggravati dall’associazione a delinquere con metodi mafiosi, reati per i quali è stato contestato l’articolo 416bis, relativo alle associazioni di tipo mafioso anche straniere.

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