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(Foto di dolcestefania.wordpress.com)

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Magner Bein | Le pesche dolci, tra la ricetta originaria e le nuove proposte

Sono uno dei dolci mignon più famosi delle terre tosco-emiliane, dolci, soffici, un trionfo di gusto e piacere. Com'è possibile che siano arrivate sia a Modena che a Prato? Ecco la storia delle Pesche Dolci

E' uno dei dolci più belli da vedere e più golosi che potete trovare nella tradizione dell'Appennino Tosco-Emiliano. Un trionfo di crema pasticcera in mezzo a due mezze pesche coperte di zucchero e Alchermes, che addolcisce per bene i palati dei conviviali alla fine del pasto. Non ci sono documenti che attestino l'originale locale in cui vennero inventati, ma sono in molti a raccontare che siano nati a cavallo dell'Appennino Tosco-Emiliano.

Si racconta per esempio che originariamente si utilizzassero altri liquori per bagnarli e che quelli che oggi mangiano non siano gli originali, ma ciò non toglie che siano buonissimi. Durante la seconda metà dell'Ottocento la tradizione scese in pianura sia da un lato che dall'altro dell'Appennino, infatti a Prato vengono chiamate le Pesche di Prato, mentre da noi le conosciamo come Pesche Dolci. Entrambi i luoghi usavano spesso l'Alchermes come liquore per inumidire i dolci, basti pensare alla modenesissima zuppa inglese ricoperta dai reggianissimi savoiardi

L'Alchermes era infatti prodotto a Firenze dal 1743 presso l'Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella e venduto sia al di qua che al di là del valico montano. Questo liquore ha arricchito le pesche dolci con sapori più leggeri e le ha rese più morbide, si racconta infatti che originariamente fossero più secche e più alcoliche. Alla fine però se si vuole prende la balla dipende da quanto Alchermes verserete. 

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