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Giovedì, 18 Agosto 2022
Cronaca

“Per un mese intero a caccia di una cura per la mia bambina”

Otto ore di attesa per un antibiotico, medici arroganti e un posto di lavoro a rischio. La storia di una mamma e della sua bambina malata, alle prese con gli ospedali modenesi

Quella che vi stiamo per raccontare è la storia di una mamma, la modenese S. F. e della sua bambina malata, dimenticata dalla sanità modenese. Andiamo con ordine e seguiamo gli eventi. Tutto inizia il 27 novembre scorso quando la bimba accusa i primi sintomi febbrili e arrivano le prime visite pediatriche a scadenza quotidiana. Il 4 dicembre si presentano però le prime difficoltà: mamma e figlia, sofferente e debilitata, non possono “aspettare 4 giorni” per avere i risultati degli esami e quindi la somministrazione dell’antibiotico. Si recano, dunque, al Pronto Soccorso pediatrico. E arriva l’attesa di ben 8 ore per essere ricevute dal medico di guardia. Attesa che si riduce poi a 3 minuti di visita medica. Almeno l’antibiotico viene prescritto.

Dopo qualche giorno di miglioramento, la piccola ha una pesante ricaduta e il pediatra chiede l’esame delle urine. Esame che diventerà una caccia al tesoro con “bacchettate” degli infermieri. L’11 dicembre la mamma, infatti, viene “accusata” di essersi presentata al limite dell’orario di chiusura (ora di chiusura 12:30, la mamma arriva alle 11:00) e questo potrebbe comportare una maggiore durata dell’orario di lavoro da parte dei dipendenti ospedalieri. Esame fatto. Passano notti insonni, la febbre è altalenante, la bimba non guarisce completamente e la mamma non può tornare a lavoro.

Arriviamo al 20 dicembre: dopo 3 giorni di tregua, la bimba torna a star male e dunque ancora pediatra a scadenza quotidiana, notti in bianco fino a Natale. Il 25 dicembre la piccola accusa 39 di febbre e alle 4 del mattino la mamma contatta ancora una volta la guardia medica di Reggio che la invita a portare la figlia in ospedale. Nonostante la donna avesse fatto presente più volte la sua difficoltà a recarsi lì e nonostante avesse chiesto “un medico a domicilio”, nulla succede: o la donna si presenta in ospedale o niente da fare. Anzi le viene ricordato per di più che “il trasporto è un disagio suo non della sanità pubblica”.

Stessa risposta da Modena e Carpi. La mamma è ormai rassegnata: “Abbiamo aspettato "pazientemente" che la bimba guarisse da sola. Si è sfebbrata il 27 dicembre dopo quasi 22 giorni di febbre più o meno alta, io che ho fatto giorni e giorni di permessi non retribuiti e sono preoccupatissima dello stipendio che mi arriverà dopo domani. Adesso sto cercando un pediatra a pagamento perchè coloro che dovrebbero darmi un servizio che io pago con le tasse del mio stipendio mi trattano malissimo e nessuno si è degnato di chiedermi come stava la bimba, che sintomi avesse o altro” . La donna sa solo di aver fatto 8 ore di attesa per un antibiotico, notti insonni senza risposte sulla salute della figlia, ha visto solo noncuranza e interesse umano da parte dello staff medico, mettendo forse a rischio il suo lavoro e additata di essere lei in disagio sociale perché impossibilitata a portare la figlia in una struttura ospedaliera pubblica.

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