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Mattarella a Carpi: "Gli italiani seppero reagire alla barbarie"

Cerimonia semplice e composta in piazza Martiri e al Teatro Comunale, dove il Presidente della Repubblica ha tenuto il proprio discorso dopo gli interventi delle autorità locali. Nel pomeriggio la visita a Fossoli

La visita del Presidente della Repubblica a Carpi per la ricorrenza della Festa della Liberazione si è svolta in mattinata secondo il programma prestabilito, con l'arrivo di Mattarella dopo la cerimonia ufficiale a Roma, presso l'Altare della Patria. Mattarella è giunto in piazza Martiri dove si erano radunate alcune centinaia di cittadini e una scolaresca e ha deposto una corona d'alloro al Monumento dei Caduti, prima di fare il suo ingresso nel Teatro Comunale.

Sul palco ad attenderlo c'erano i bambini del coro della scuola primaria Verdi, che ormai da anni accompagnano con le loro canzoni le celebrazioni pubbliche e che hanno accolto il Capo dello Stato cantando l'inno di Mameli, accompagnati dalla Filarmonica Città di Carpi. Senza particolare sfarzo e secondo ritmi serrati, i relatori si sono alternati al podio.

Dopo i saluti introduttivi del Sindaco di Carpi, Alberto Bellelli e del Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, sono intervenuti Germano Nicolini, già comandante partigiano e lo storico Adriano Prosperi.

E' stata quindi la volta del Capo dello Stato, che dopo aver salutato i presenti ha parlato per circa un quarto d'ora. Molti i temi toccati da Mattarella (qui il discorso integrale), che si è focalizzato in particolare sulla storia della resistenza locale, sulle vicende di Fossoli e sui protagonisti carpigiani. Un discorso senza colpi di scena, lineare nella sua forte connotazione commemorativa, che si è chiuso nel segno della "rcionciliazione", seguendo il motto «Mai più fascismo, mai più guerra».

Il Presidente, dopo un'ora circa, ha quindi lasciato il teatro tra gli applausi delle autorità e dei cittadini presenti, accompagnato dal coro con "Bella ciao". Da qui si è spostato nel vicino cortile di Palazzo Pio, dove ha deposto una corona alla Stele che reca i nomi dei campi di concentramento, di sterminio e deportati in Europa al Museo Monumento al Deportato presso Palazzo dei Pio.

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