San Geminiano, “Sorpresi dalla gioia in un’epoca di passioni tristi”

L'Arcivescovo di Modena e Nonantola, Mons. Lanfranchi, indirizza alla città un lungo messaggio in occasione della festa del Santo Patrono. Nelle sue parole un invito alla “gioia”, in tempi difficili. Ecco una sintesi

Mons. Antonio Lanfranchi

La festa del Patrono è sempre un’occasione grande che ci è offerta per riflettere sul significato del nostro essere cristiani, sul valore della fede nella costruzione della società, sull’identità della nostra comunità, sul senso dell’appartenenza. Nel primo paragrafo, Abbiamo bisogno di gioia, mons. Lanfranchi ne sostiene la necessità, per aprire il nostro presente dalle tinte piuttosto grigie e cupe ad un futuro più luminoso.  La gioia, che fluiva nel cuore dei Modenesi, si traduceva in passione per il bene della città ed era il frutto di uno sguardo diverso su Dio, sull’uomo, sulla realtà. La gioia nasce nella profondità del cuore dell’uomo, dove abita Dio e Dio stesso è la fonte della vera gioia. Una gioia che “sorprende”, che non è prima di tutto conquista dell’uomo, ma dono. 

Scacciare la tristezza dal cuore il secondo paragrafo, in cui mons. Lanfranchi considera la diffusione di un sentimento diffuso di sottile tristezza, di malumore, di“ malinconia”. Abbiamo assistito in questi anni alla crisi della cultura moderna occidentale fondata sulla promessa del futuro come redenzione laica. Siamo passati dal “futuro- promessa” al “futuro-minaccia”. Le manifestazioni di questa crisi le conosciamo bene, dalla povertà crescente, alla insicurezza, al clima di litigiosità, alla rassegnazione, alla ricerca dell’utilitarismo.  

É possibile la gioia in questo contesto? è la domanda del terzo paragrafo. Quando parliamo di gioia, credo che facciamo difficoltà a definirla; essa non può essere racchiusa nella sfera del semplice sentimento o di una condizione particolare legata ad un singolo evento ma è data da un rapporto globale con la realtà. É necessario uno sguardo nuovo verso se stessi, verso l’altro, verso la quotidianità, verso la propria città.

Questo sguardo è considerato nel quarto paragrafo: la gioia di sentirsi amati e salvati da Gesù Cristo: il rapporto positivo con la realtà inizia dallo sguardo positivo su di sé, che nasce dall’amore gratuito di Dio verso ogni uomo. Sapersi pensati, cercati, amati gratuitamente, salvati da Gesù Cristo apre la vita al futuro, alla speranza, a tutto ciò che c’è di positivo. La gioia è connessa all’esperienza positiva dell’altro e dell’incontro con l’altro.

Sulla gioia della fraternità si riflette nel  quinto paragrafo: a partire dalla fraternità in Cristo è possibile una solidarietà diversa tra gli uomini: la solidarietà nell’amore, nello spendere la propria vita per gli altri, nell’impegno per una vita rinnovata.  La gioia è connessa all’esperienza positiva dell’altro e dell’incontro con l’altro. 

Alla gioia di essere cittadini di Modena e all’impegno di partecipare attivamente alla vita della città è dedicato l’ultimo paragrafo: essere contenti di essere cittadini di Modena, di sentire propria la città. E’ questa la condizione per impegnarci ad avere cura di essa, a partecipare alla sua vita, anche attraverso la partecipazione alle elezioni amministrative come occasione per rinnovare la partecipazione alla vita della città. Viviamo tempi difficili, che sembrano fatti apposta per rafforzare contrasti e generare derive pericolose per il presentare e il futuro. Sentiamo il dovere,  anzi, mi viene da dire, la bellezza e l’intima gioia di una partecipazione attiva alla costruzione della città. Di fronte al degrado che molti lamentano rinnoviamo tacitamente il “patto sociale e civile”, inteso nel senso più largo del termine.

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