Umiliazioni e molestie, a 13 anni vittima dei compagni e dell'indifferenza

Una storia di vessazioni psicologiche e di approcci fisici indesiderati da parte dei compagni di classe: è quella di una ragazzina modenese, che ha abbandonato la scuola dopo mesi di angherie. Un caso finito davanti al Tribunale dei Minori e alla Procura della Repubblica. Con esiti diversi...

Alice ha 13 anni, ma da sei mesi non va più a scuola. Avrebbe voluto farlo – ha sempre avuto ottimi voti – ma la classe seconda media della scuola in provincia di Modena che frequentava per lei è diventata una casa degli spettri. Da settembre scorso, infatti, Alice è stata presa di mira da alcuni compagni, ragazzi e ragazze della sua classe, che l'hanno più volte umiliata, tormentata, derisa e perfino molestata. Alice è timida, introversa, e si è chiusa in sé stessa. E' rimasta isolata, senza trovare supporto neppure negli insegnanti: le offese e le umiliazioni si sono protratte per mesi, insieme alle allusioni sessuali e agli approcci fisici da parte di due ragazzi della classe in particolare. Alice è sprofondata in un mondo apatico, ha chiuso ogni relazione e, dopo mesi di angherie, ha lasciato lo studio rinchiudendosi in casa.

Alice è un nome di fantasia, ma la sua storia è reale. Realmente drammatica. E da febbraio scorso, quando finalmente la 13enne si è decisa a raccontare tutto alla madre a ad un avvocato, la sua storia è diventata anche un caso giudiziario. In questi mesi, infatti, l'avvocato modenese Federica Martone ha presentato due diverse denunce che si sono trasformate in altrettanti fascicoli alla Procura di Modena e al Tribunale dei Minori di Bologna.

Sei compagni di classe di Alice sono stati denunciati per stalking: due ragazzi e quattro ragazze. Non erano solo i maschi a prendere di mira la 13enne, ma anche un gruppetto di amiche, che si erano messe contro di lei escludendola dalle relazioni e reggendo il gioco dell'a continua allusione sessuale. I due 13enni, inoltre, sono stati accusati anche di molestie, a seguito degli approcci fisici realmente avvenuti ai danni di Alice. Nei loro confronti si è aperto un procedimento, che ha già visto l'intervento degli assistenti sociali per approfondire quanto accaduto e le condotte di ciascuno. Trattandosi infatti di giovanissimi che non hanno ancora compiuto il quattordicesimo anno di età, la legge non prevede un processo penale, né tantomeno una pena equiparabile a quella di un adulto.

Ma la vicenda non è rimasta confinata nell'ambito delle relazioni stra studenti, come giusto che sia in un ambiente scolastico. La condotta di Alice - che ormai non lasciava più il suo banco neppure durante la ricreazione, né andava in bagno per timore di incontrare i compagni molesti – e le sue assenze improvvise e prolungate hanno ovviamente fatto intervenire gli insegnanti ed il preside. Quando ancora la ragazzina restava in un ostinato silenzio su tutto quello che era costretta a subire, si sono susseguiti diversi colloqui tra i docenti e la madre di Alice, che però hanno avuto un esito inaspettato. Da parte del corpo docente non è arrivato alcun sostegno, sintomo che non ci si rendeva conto di quanto accadeva tra gli studenti. Anzi. La timidezza di Alice è diventata quasi una colpa, espressa alla ragazza e rinfacciata alla madre, che sarebbe stata addirittura minacciata dal preside con lo spauracchio di un intervento dei servizi sociali per toglierle la figlia.

Ecco perchè i legali della mamma di Alice hanno depositato un esposto anche alla Procura della Repubblica di Modena, chiedendo di indagare sui fatti avvenuti nella scuola e sul comportamento degli insegnati, ipotizzando un'omissione di controllo da parte del personale scolastico. Il fascicolo, in mano al Pm Enrico Stefani, si è chiuso però con una richiesta di archiviazione, non avendo il magistrato riscontrato elementi penalmente rilevanti. Una scelta accolta come l'ennesimo duro colpo dalla 13enne, sempre più convinta di essere rimasta sola, e contro la quale l'avvocato Martone ha deciso di opporsi, sottolineando come in un caso del genere il tecnicismo giuridico non dovrebbe prevalere sulle testimonianze e sui documenti che evidenziano un caso certamente drammatico.

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Soltanto la prossima udienza sull'archiviazione chiarirà il futuro giudiziario di questa storia, ma la vicenda personale di Alice – che nel frattempo è stata bocciata per le troppe assenze e dovrà ripetere la classe seconda media in un'altra scuola della provincia – apre una finestra non certo secondaria sul mondo turbolento e delicatissimo degli adolescenti. Una realtà di cui tanto si parla, basti pensare al grande tema del bullismo, ma che è sempre estremamente complessa da approcciare e da giudicare, non potendo applicare gli schemi, anche penali, che siamo soliti considerare per gli adulti. Quante Alice ci sono aggrappate disperatamente ai banchi delle nostre scuole? E cosa possiamo fare concretamente per infondere a queste Alice coraggio e garantire sostegno? A queste domande complicate ed essenziali non crediamo possa rispondere esclusivamente un tribunale, ma soltanto un impegno collettivo.

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