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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca Sassuolo / Via Cavour

Moschea di Sassuolo, anche il Vescovo si schiera per il “sì”

Monsignor Camisasca si rivolge alle istituzioni locali affinchè garantiscano libertà di culto anche alla religione islamica, privata del Centro di via Cavour dopo la sentenza del Consiglio di Stato. E cita Papa Francesco

Un sostegno alla richiesta di realizzazione di un luogo di culto per la religione islamica a Sassuolo arriva anche da una voce autorevole, quella di Mons. Massimo Camisasca, Vescovo della Diocesi di Reggio Emilia, sotto la quale è ricompreso il territorio sassolese. Si tratta a ben vedere di una sollecitazione non del tutto inedita, dal momento che già 5 anni fa i sacerdoti cattolici di Sassuolo avevano sollecitato interventi per garantire “l'opportunita? di ogni singola persona a poter fruire dei diritti e ad assolvere ai doveri che una societa? umana, cristiana e democratica deve poter esprimere dal proprio interno”.

Un tema tornato di forte attualità dopo la chiusura del Centro Islamico di via Cavour, ritenuto dal Consiglio di Stato inagibile, che costringe la folta comunità musulmana a pregare nei parchi o in altri luoghi aperti. L'opinione pubblica è stata smossa in questi mesi da alcune iniziative per sensibilizzare alla necessità di individuare un nuovo luogo di culto, alla quale monsignor Camisasca ha voluto fare eco, con un comunicato pubblicato sul periodico della Diocesi reggiana.

“Come vescovo di Reggio Emilia-Guastalla – scrive Camisasca - ritengo opportuno riconfermare i punti centrali dell’intervento dei sacerdoti del 2009, a maggior ragione dopo che anche recentemente papa Francesco ha richiamato – in una prospettiva di “mutuo rispetto nei rapporti interreligiosi, specialmente tra cristiani e musulmani” – l’invito a “rispettare la religione dell’altro, i suoi insegnamenti, simboli e valori. Uno speciale rispetto è dovuto ai capi religiosi e ai luoghi di culto. Quanto dolore arrecano gli attacchi all’uno o all’altro di questi. La Chiesa cattolica riconosce e afferma il diritto di culto per ogni confessione religiosa e il diritto a un luogo nel quale pregare: sarebbe del tutto inutile, infatti, una proclamazione di principio della libertà religiosa, che non prevedesse poi anche la possibilità, per dei credenti, di avvalersi di spazi, luoghi, forme di associazione e, in definitiva, tutte le concrete modalità necessarie all’esercizio della propria fede in forma non solo individuale, ma anche comunitaria”

Dagli enti locali, ai quali è chiesto di regolare in concreto l’esercizio del diritto a un luogo di culto e di incontro, ci aspettiamo che tutto ciò sia fatto con l’attenzione, la chiarezza e la disponibilità che cittadini e immigrati, come singoli o come associati, si aspettano da chi amministra la cosa pubblica - prosegue il vescovo di Reggio Emilia e Guastalla – Superfluo aggiungere che tutto questo dovrà avvenire nel quadro della Costituzione e delle leggi dello Stato, la cui osservanza spetta a tutti coloro che intendono vivere nel nostro Paese, qualunque sia la loro provenienza e la fede che professano.

“So che spesso, anche nelle nostre comunità cristiane, si è tentati di richiamare, specie a proposito della questione dei luoghi di culto e di incontro per i musulmani, un principio di reciprocità, che fa leva sul fatto che molte volte i cristiani, nei paesi musulmani, vedono calpestata la loro libertà di professare pubblicamente, e in luoghi idonei, la propria fede. Non nascondo la gravità della questione: e tuttavia mi preme sottolineare il principio evangelico, la “regola d’oro” che deve guidare prima di ogni altra cosa il punto di vista di un discepolo di Gesù Cristo: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti”. Desideriamo per tutti i credenti ciò che chiediamo per noi: la libertà concreta di professare anche pubblicamente, come singoli e come comunità, in pace e gioia, nel rispetto delle leggi dello Stato e delle tradizioni dei popoli, la fede che ciascuno fa sua, per contribuire anche così al bene della società”, conclude Camisasca.

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