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Venerdì, 12 Agosto 2022
Cronaca Stadio Braglia

Cultura: al Novi Ark si respira l'atmosfera dell'antica Mutina

Il parco museo archeologico sarà accessibile a ingresso libero e gratuito 24 ore su 24. In mostra strada romana, necropoli, edifici rurali, vasche e anfore dell’epoca

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

Una passeggiata sulla strada romana, dove sono ben visibili i solchi dei carri che entravano e uscivano dalla città da o verso Mantova, o tra i numerosi reperti venuti alla luce: la necropoli con numerose tombe e monumenti funerari, due edifici rurali, vasche e impianti produttivi, e tre grandi discariche contenenti scarti di anfore e altri materiali  archeologici.

È quanto proporrà il Novi Ark, il parco museo archeologico nell’area del Novi Sad, a ingresso libero e gratuito 24 ore su 24, a partire dal momento dell’inaugurazione in programma sabato 21 luglio alle 10.30, restituendo alla città l’atmosfera di un angolo periferico dell’antica Mutina, da secoli sepolta sotto terra. Il percorso di visita del parco archeologico è corredato da una serie di pannelli che propone un doppio livello di lettura: per adulti (in italiano e inglese)  e per bambini. Per la sistemazione a verde si è  tenuto conto delle informazioni fornite dalle analisi dei resti archeobotanici, riproponendo essenze e arbusti, in particolare il bosso, documentati nell’habitat originario di età romana.

I reperti, smontati dal piano originario e rimontati in superficie, si collocano nel complesso in un arco cronologico compreso fra il I secolo a. C. e  il V d.C. Il selciato della strada romana, lungo 118 metri e largo 5, è composto da grandi ciottoli con profondi solchi carrai che testimoniano l’intenso traffico di carri in entrata e in uscita dalla città. Le stele funerarie esposte a fianco della strada in un’ipotetica ricostruzione della necropoli di età imperiale raccontano storie di antichi modenesi, vissuti nel I secolo d.C, quando “Mutina, floridissima et splendidissima”, era uno dei centri più importanti del Nord della penisola. Sull’altro lato della strada è stato ricostruito per l’esposizione uno dei contesti  funerari di età tardoantica (IV d.C.), epoca di decadenza e progressiva crisi economica dell’impero, durante la quale per fare fronte alla scarsità di materia prima, le stele di età imperiale venivano smontate e riutilizzate come copertura di nuove tombe. Nel parco archeologico sono stati rimontati anche i resti di due edifici rurali (il perimetro intero di una fattoria romana e quello di un grande cortile appartenuto forse a una villa urbano rustica), un pozzo con imboccatura in pietra, una vasca rettangolare con pavimentazione in ciottoli, forse utilizzata per il lavaggio delle pecore prima della tosatura, e un grande bacino circolare con pareti in mattoni che doveva servire probabilmente per l’allevamento delle carpe, come sembra indicare il ritrovamento nei sedimenti del fondo di piante acquatiche compatibili con questa attività e come viene confermato dagli studi che attribuiscono ai romani una certa predilezione culinaria per questo pesce d’acqua dolce. Circa 300 anfore usate presumibilmente per il trasporto di olio, vino e di salsa di pesce importata dalla Spagna, recuperate dalle grandi buche di discarica di età alto imperiale, sono esposte in una suggestiva ambientazione al primo livello del parcheggio interrato, vicino all’accesso pedonale.

Gli altri reperti di età romana rinvenuti nello scavo, attualmente esposti al Palazzo dei Musei nella mostra “Parco Novi Sad: Archeologia di uno spazio urbano”, aperta fino al 16 settembre nel Lapidario Romano, saranno successivamente  inseriti nel percorso di visita del Museo civico archeologico. A partire dal prossimo autunno il Museo offrirà alle scuole una nuova proposta didattica sull’età romana che si sviluppa tra parco e museo per una durata di tre ore (per informazioni è possibile contattare il Museo archeologico al numero di telefono 059 2033100).

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