Prima le percosse, poi il malore e il decesso: 50enne in carcere

L'uomo è indagato per omicidio preterintenzionale e si trova in carcere da lunedì. La consorte è deceduta durante il trasporto in ospedale il 1 ottobre, ma l'Arma ha imputato la lsesione alla testa alle presunte percosse del marito, avvenute ore prima

Lunedì scorso i carabinieri del Nucleo Investigativo e della compagnia di Pavullo nel Frignano hanno tratto in arresto un 50enne di origini campane, ma da sempre residente a Pavullo, Davide Di Donna. Nella stessa giornata, infatti, il giudice per le indagini preliminari dott. Romito, su richiesta del Pm Niccolini della Procura Della Repubblica di Modena, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell'uomo.

Il cinquantenne è indagato per l’omicidio preterintenzionale della consorte, Alessandra Perini, casalinga 46 enne. Il dramma si è concretizzato il primo ottobre, quando la donna ha accusato un malore mentre si trovava in casa: lo stesso marito ha chiamato il 118, spiegando poi ai sanitari che la consorte era svenuta e che già nei giorni precedenti aveva perso conoscenza cadendo a terra e picchiando la testa.

VIDEO | L'intervista al Procuratore:"Se ci fossero state voci si poteva evitare"

Durante il trasporto in ospedale Alessandra si è spenta. I medici di Baggiovara hanno esaminato il corpo riscontrando una ferita al capo, verosimilmente procurata alcune ore prima, e come di prassi sono state avvertite le forze dell'ordine, nel caso specifico i Carabinieri.
Viste le circostanze è stata disposta l'autopsia, che ha rilevato un grave ematoma subdurale: la causa della morte sarebbe da ricondursi proprio all'emorragia interna, che ha portato a complicazioni neurologiche e quindi all'arresto cardiaco. Sul corpo erano presenti anche altri segni, ferite e contusioni risalenti ad alcuni giorni prima.

Il racconto di Di Donna non ha convinto gli uomini del Nucleo Investigativo, né tantomeno il Pm: troppe discrepanze tra le parole del marito e quello che la medicina legale ha portato alla luce. Da qui la decisione della misura cautelare in carcere, dove ancora Di Donna si trova ristretto.

Tra i due coniugi – residenti a Sant'Antonio e genitori di due figlie minorenni – la situazione relazionale era particolarmente tesa e già in passato si sarebbero verificati episodi di percosse, mai denunciati alle forze dell'ordine. L'ipotesi della Procura è che una aggressione fisica da parte del marito, circa 48 ore prima del decesso, abbia causato la ferita alla testa e l'ematoma interno, sottovalutato in quanto non visibile. Non è raro, infatti, che l'emorragia porti a complicazioni anche letali dopo molte ore.

Le circostanze di quanto accaduto tra le mura domestiche nella sera della lite fra i due coniugi restano ancora avvolte nella nebbia e vedono impegnati i Carabinieri in una non facile ricostruzione. L'abitazione è stata posto sotto sequestro per poter svolgere con accuratezza tutti i rilievi del caso, mentre le figlie della coppia sono state trasferite in un contesto protetto.

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Preoccupante è stato il silenzio che c'era attorno alla vita di questa coppia, rotto soltanto da un corpo morto – ha commentato il procuratore Giuseppe Di Giorgio – silenzio che troppo spesso circonda questi casi. E' importante che emergano voci da parte delle persone che si imbattono in queste situazioni, non solo a livello di gossip, ma con segnalazioni concrete per poter prevenire le tragedie”.

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