rotate-mobile
Cronaca

Operazione Aemilia, i tentacoli della 'ndrangheta reggiana nel modenese

Imprenditori, politici, giornalisti, professionisti ed esponenti delle forze dell'ordine: un'organizzazione criminale messa in carcere in una notte, dopo anni di indagini. La base a Reggio, ma gli affari anche a Modena e nel cratere sismico

Sei i capi promotori per altrettante zone di riferimento in Emilia, 5 gli organizzatori di raccordo operativo, 68 gli affiliati, di cui 56 con misura di custodia cautelare in carcere, 8 i concorrenti esterni, 7 i rappresentanti delle forze dell'ordine, e altri in corso di verifica. Numeri che disegnano i tratti criminali della 'ndrangheta di casa nostra, propaggine padana della ' ndrina cutrese di Nicolino Grande Aracri , da ormai 30 anni attiva anche al nord.

Un'organizzazione complessa e ben radicata, che la Procura di Bologna e la Direzione Antimafia non hanno esitato a definire di tipo “imprenditoriale”, che nel tempo ha saputo modellarsi sul modello economico e sociale emiliano, ben diverso da quello originario calabrese. Ma dell'originale la 'ndrangheta emiliana ha conservato tutti i tratti di intimidazione e pervasività, che dal 1982 ad oggi le hanno permesso di inquinare progressivamente molti settori: dall'imprenditoria edile alle professioni, fino alla pubblica amministrazione e alle forze di polizia.

Pur trovando la propria base operativa a Reggio Emilia, l'organizzazione mafiosa si era propagata nel modenese, come testimoniano i numeri dell'operazione Aemilia condotta questa notte. Una ventina in totale sono i “modenesi” coinvolti nell'indagine tra persone originarie della provincia o trasferitesi dal mezzogiorno, cinque delle quali sono state condotte in carcere nella notte e altre cinque delle quali si trovano ai domiciliari con diversi titoli di accusa.

Sul nostro territorio le indagini hanno riguardato in prevalenza le connessioni societarie e gli appalti per la ricostruzione post sisma concessi alla Bianchini Costruzioni. Due le figure al centro dell'inchiesta: quella dell'imprenditore Augusto Bianchini, accusato di concorso esterno, e quella di Giulio Gerrini , funzionario del Comune di Finale Emilia accusato di abuso d'ufficio. Ai domiciliari anche Alessandro Gibertini e Bruna Braga, fignio e consorte dell'imprenditore sanfeliciano. Tra gli altri indagati figura anche il noto imprenditore 56enne Gino Gibertini di Modena.

Modense, ma reggiano d'adozione, anche un altro arrestato, vale a dire il giornalista Marco Gibertini. Il cronista 50enne è finito in manette in veste di "collaboratore" dei mafiosi, messosi a disposizione per realizzare o procurare interviste prima e dopo, le sentenze di condanna per associazione mafiosa.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Operazione Aemilia, i tentacoli della 'ndrangheta reggiana nel modenese

ModenaToday è in caricamento