Indagine sullo spaccio a Castelfranco e dintorni, 19 misure cautelari

Conclusa con diversi arresti un'operazione condotta dai Carabinieri della Tenenza di Castelfranco Emilia e risalente al periodo fra il 2017 e il 2018. Scoperta una vasta rete di pusher che agiva su più fronti

Nelle prime ore del mattino è scattata un'operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Modena, coadiuvati nella fase esecutiva dai Carabinieri di Piacenza, Verbania, Parma e Fidenza nonché dai Carabinieri del 5^ Reggimento “Emilia Romagna” e del 13^ Nucleo Elicotteri di Forlì e dal Nucleo Cinofili della Guardia di Finanza di Modena.

Si tratta dell'operazione ribattezzata "Motore", che ha origini indietro negli anni - precisamente fra il marzo 2017 e il giugno 2018 - quando i militari di Castelfranco hanno iniziato a fare luce su un vaso traffico di droga su quel territorio e nei comuni limitrofi. Complessivamente l’indagine ha permesso di identificare 87 acquirenti e documentare numerosi episodi di spaccio, di cui oltre 100 contestati nel provvedimento del tribunale. L’indagine aveva già consentito di arrestare 14 persone in flagranza di reato, deferire in stato di libertà all’autorità giudiziaria altri 4 soggetti, segnalare al Prefetto 11 assuntori e sequestrare complessivamente 230 grammi circa di cocaina, 1,8 kilogrammi circa di hashish e 1,7 kilogrammi circa di marijuana.

Sono 19 le misure cautelari richieste dal sostituto procuratore Giuseppe Amara e convalidate dal GIP del Tribunale di Modena. Si tratta di cittadini stranieri fra i 20 e i 40 anni, prevalentemente di nazionalità marocchina, ma anche tunisini e albanesi. Alcuni regolari, domiciliati nell'area di Castelfranco e altri irregolari, ma in genere tutti senza una fissa dimora e propensi a spostarsi frequentemente per condurre i propri affari illeciti.

Stamattina è stato possibile rintracciare, in vari province, solo 11 persone: 5 condotte in carcere, una ai domicliari, e altre 5 sottoposte all'obbligo di firma. Gli altri stranieri sono al momento irreperibili.

Non si tratta, è bene specificarlo, di una vera e propria organizzazione, ma di singoli pusher spesso in collegamento fra di loro, ma di fatto indipendenti. Alcuni spacciavno al dettagli, altri invece rifornivano i "colleghi" di partite più consistenti. Tutti spacciavano in strada o nelle aree pubbliche, prendendo accordi telefonici con i clienti e utilizzando un linguaggio in codice per indicare l'oggetto della transazione ("motore" era appunto un sinonimo di droga)

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Durante le investigazioni sono anche state raccolte le prove anche per contestare ad uno degli indagati le sue responsabilità in ordine alla perpetrazione di tre furti in appartamento sul territorio di Castelfranco, avvenuti nel 2017, che avevano fruttato un bottino complessivo di 8.000 euro in oro e gioielli.

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