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‘Ndrangheta emiliana, in manette anche l'ultimo dei Sarcone per estorsioni e riciclaggio

E' scattata oggi l'operazione “Perseverance”, a seguito di un'indagine della Procura di Bologna. In campo l'Arma di Modena e la Polizia di Reggio Emilia

Dalle prime ore dell’alba, la Polizia di Stato di Reggio  Emilia ed il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Modena stanno eseguendo 10 misure cautelari personali: si tratta di 7 custodie in carcere, 2 arresti domiciliari ed una misura interdittiva, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti appartenenti ad un'associazione di tipo mafioso.

Le ipotesi di reato riguardano attività di recupero credito di natura estorsiva e trasferimento fraudolento di valori mediante l’attribuzione fittizia della titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, ovvero di agevolare la commissione dei delitti di riciclaggio e di reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, anche tramite falsità ideologiche in atti pubblici commesse da pubblici ufficiali e da privati.

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In particolare, finisce in carcere l'ultimo componente della famiglia Sarcone rimasto libero fino ad oggi. Si tratta di Giuseppe Grande Sarcone, 59 anni, che per gli inquirenti, dopo la condanna dei fratelli Nicolino (primo luogotenente in Emilia del boss di Cutro Nicolino Grande Aracri) Gianluigi e Carmine, oggi tutti detenuti dopo la condanna nell'ambito del maxi processo Aemilia, li avrebbe sostituiti nella gestione degli affari illeciti della cosca ricoprendone attualmente una posizione di vertice.

Scavando nel passato criminale della cosca Grande Aracri di Cutro che operava in autonomia nel territorio emiliano, "con enorme capacità di infiltrazione nei settori centrali dell' economia e della vita civile"- come ricostruito prima nel processo Aemilia e dopo nell'inchiesta "Grimilde" su Brescello che copre gli anni dal 2015 al 2019, i Carabinieri hanno questa volta ingrandito la lente ulla figura di Giuseppe Sarcone, rimasto fino a quel momento a margine delle investigazioni e delle sentenze che hanno visto invece condannati gli altri tre fratelli.

E' così emerso che, attraverso prestanome, l'odierno indagato abbia gestito in questi anni numerose attività economiche dislocate nella province di Modena e Reggio Emilia (sale scommesse, carrozzerie, autofficine e società immobiliari) usate come "scudo" per il patrimonio della famiglia, colpito da una misura di prevenzione patrimoniale nel settembre del 2014. Tra i beni sequestrati nell'operazione odierna ci sono cinque società (due a Modena e tre a Reggio), quattro complessi immobiliari (tre a Cutro e uno nella città del Tricolore) oltre a un'autovettura, tutti riconducibili alla famiglia calabrese.

Documentato anche il tentativo di acquisire, sempre tramite prestanome, la gestione di un'area di servizio in provincia di Reggio Emilia e di una sala slot e scommesse a Modena, attraverso la costituzione da parte di soggetti compiacenti di apposite società, tutte occultamente gestite da Sarcone.

In questo contesto operativo, i poliziotti ed i carabinieri hanno eseguito 35 perquisizioni nelle province di Reggio Emilia, Modena, Ancona, Parma, Crotone, Milano, Prato, Pistoia e Latina. I provvedimenti sono stati emessi dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna, su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna - Direzione Distrettuale Antimafia, sulla base degli esiti delle risultanze di due filoni e che complessivamente vedono indagati 29 cittadini italiani. 

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