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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Cronaca

Imprenditore di Carpi minacciato, usura in nome della 'ndrangheta

Le misure cautelari emesse nell'ambito dell'Operazione "Radici" coinvolgono diverse persone residenti a Modena e provincia con alcuni fatti specifici. Tra questi un episodio di usura per 210mila euro

Diverse persone residenti nel modenese sono state raggiunte in mattinata da misure cautelari emesse nell'ambito dell'Operazione "Radici", condotta dalla Guardia di Finanza di Bologna. La corposa indagine ha permesso di portare alla luce nuove infiltrazioni di organizzazioni criminali di stampo mafioso nel tessuto socio-economico dell'Emilia Romagna: le "case madri" calabresi si sarebbero servite di piccoli gruppi di matrice 'ndranghetista operanti nel territorio, con l'obiettivo di arricchirsi.

L'infiltrazione modenese

Uno di questi gruppi operava proprio nel modenese, per mano di diverse persone di origine calabrese da anni residenti nel territorio emiliano. Due di loro - già indagati in passato per fatti analoghi, poi scagionati - sono accusati, in concorso, di aver profittato della drammatica situazione personale e finanziaria di un imprenditore carpigiano, proponendogli un prestito in contanti da restituire con gravosi interessi mensili (+10%), conditi da "penali" ad hoc e lievitati fino a condurlo al fallimento. 

Tutto ciò con la connivenza di un avvocato che si sarebbe inoltre fatto portavoce di intimidazioni di stampo mafioso a fronte di una tarda corresponsione degli interessi usurari.  

Sembra infatti che non fosse mai stata nascosta la provenienza dei "fondi" ai quali attingevano gli usurai, dichiaratamente legati ai contatti calabresi degli indagati: la loro provenienza criminale sarebbe stata sbandierata per dare credibilità alle minacce, che avrebbero consentito di spremere alla vittima centinaia di migliaia di euro.

L'usura in numeri

La cifra corrisposta in totale dalla vittima ammonterebbe a 210mila euro. I "prestiti" avrebbero preso il via nel 2011, con un interesse "fisso" del 10%, al quale - come anticipato - si sarebbero aggiunte di volta in volta penali variabilmente giustificate. Oltre al danno dell'usura inoltre, ci sarebbe stata la beffa della richiesta di 20mila euro di "input" a titolo di garanzia (ovviamente mai restituita). 

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