Ricerca, pazienti modenesi per lo studio italiano per la cura dell’HIV

Il Policlinico di Modena partecipa alla ricerca nazionale, fornendo parte dei 168 pazienti finora arruolati per le sperimentazioni. Pubblicati su Retrovirology i dati della seconda fase dello studio messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità e coordinato da Barbara Ensoli

Il Policlinico di Modena, con la Struttura Complessa di Malattie Infettive diretta dalla prof.ssa Cristina Mussini, è uno degli undici centri che partecipano allo studio italiano sulla cura dell’HIV, attraverso il vaccino denominato Tat, la cui i funzione è bloccare, insieme alla terapia antiretrovirale, la malattia in soggetti già infettati. I dati della seconda fase di sperimentazione, pubblicati in aprile sulla rivista Retrovirology, hanno confermato che il Tat, associato ai farmaci antiretrovirali ne potenzia l'efficacia contro la malattia, oltre a stimolare il sistema immunitario. L’articolo è stato firmato dalla dottoressa Barbara Ensoli, direttore del Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Dei 168 pazienti seguiti per tre anni consecutivi, in undici centri clinici italiani, molti stati arruolati al Policlinico di Modena, dall’equipe coordinata dalla prof.ssa Mussini e composta dalla dottoressa Marianna Meschiari e dalla dottoressa Erica Franceschini. Lo studio è finalizzato a verificare la risposta immune indotta dal vaccino basato sulla proteina Tat su pazienti affetti da HIV-1 in trattamento antiretrovirale.

“In pratica – spiega la prof.ssa Cristina Mussini – il vaccino si basa sulla proteina del virus chiamata Tat, indispensabile per la replicazione e propagazione virale. La proteina, infatti, permette al virus di riprodursi e diffondersi nell’organismo infettato e costituisce un bersaglio importante per la risposta immunitaria. I pazienti che presentano una risposta anticorpale naturale nei confronti della proteina TAT hanno, infatti, una progressione clinica più favorevole, da qui è nata l’idea di rinforzare la risposta immunologica alla malattia, inducendo una risposta anti-Tat mediante vaccinazione con la proteina ottenuta in laboratorio” . Questi primi risultati fanno ben sperare per il futuro ed è in atto una fase più ampia dello studio in Sud Africa, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

La Struttura Complessa di Malattie Infettive del Policlinico di Modena è da anni in prima linea nella lotta al virus da HIV. Assieme al Servizio Epidemiologico dell’Azienda USL partecipana all’Osservatorio Provinciale dell’HIV che, nel 2013, ha registrato 72 nuovi casi, di cui 42 in residenti in provincia di Modena, per un totale di 2.237 persone dall’anno 1985. La trasmissione sessuale rappresenta attualmente il 95% delle nuove diagnosi di infezione da HIV che hanno registrato un progressivo aumento dell’età al momento della segnalazione: dai 23 anni per gli uomini e 22 per le donne nel 1985, a 42 e 35 anni, rispettivamente, nel 2013.

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