rotate-mobile
Lunedì, 22 Aprile 2024
Cronaca

Francesco "Sandokan" Schiavone si è pentito: l'ex boss dei Casalesi collaborerà con la giustizia

Fu anche il "primo" boss ad infiltrare la camorra nel territorio modenese, attraverso diversi emissari, protagonisti della stagione violenta di inizio anni Novanta

Era uno degli "irriducibili". All'età di 70 anni, si è pentito il boss dei Casalesi Francesco Schiavone. Soprannominato "Sandokan", è considerato uno dei fondatori della sanguinaria camorra casertana. Secondo quanto apprende la stampa locale, ai familiari di Schiavone - originario di Casal di Principe - è stato offerto di entrare nel programma di protezione riservato ai familiari dei collaboratori di giustizia, come avvenuto già nel 2018, quando a pentirsi fu il figlio Nicola Schiavone.

Ergastolano, detenuto da anni al 41 bis, Francesco Schiavone è in carcere ininterrottamente da 26 anni: è stato arrestato in un bunker nel 1998. Il bunker se l'era costruito sotto la sua enorme villa al centro di Casale: un appartamento di cento metri quadrati senza porte e finestre, ma con cunicoli e grotte naturali come vie di fuga. Si consegnò al capo della Dia di Napoli Guido Longo quando sentì sbriciolarsi il muro che divideva il suo rifugio dal resto della casa.

A confermare l'avvio della collaborazione con la giustizia sono anche la Direzione Nazionale Antimafia e la Direzione distrettuale Antimafia della Procura di Napoli, che da alcune settimane hanno avviato i primi colloqui con l'ormai ex boss del clan dei Casalesi.

La collaborazione di Francesco Schiavone potrebbe far luce su alcuni misteri irrisolti delle guerre di mafia o sugli intrecci tra camorra e politica. E in questa pagina dolorosa della storia recente ha un peso importante anche Modena, dove già negli anni '80 arrivarono gli emissari di Sandokan, nel tentativo di allargare i confini del proprio "dominio". Modena fu terra di infiltrazioni, a partire proprio da un punto di riferimento dei casalesi, Giuseppe Caterino detto "Peppinotto", passando poi per altri nomi emersi dalle cronache, come Michele Zagaria, Raffaele Diana e lo stesso Nicola Schiavone, figlio di Sandokan.

Una pagina drammatica della storia modenese, fatta anche di sparatorie sulla pubblica via, degli intrecci son la violenta Mala del Brenta di Felice Maniero, per il controllo delle piazze di spaccio e del gioco d'azzardo illegale, fino ad arrivare alla contaminazione del tessuto imprenditoriale, in particolare nel settore dell'edilizia. Pagine che ci si augura non possano più riaprirsi e sulle quali ora il "numero uno" di quegli anni potrebbe contribuire a fare luce.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Francesco "Sandokan" Schiavone si è pentito: l'ex boss dei Casalesi collaborerà con la giustizia

ModenaToday è in caricamento