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Cronaca

Contagio da chikungunya nel Lazio, anche l'Avis di Modena si mobilita

Con lo stop ai donatori delle aree interessate, occorrerà sangue agli ospedali romani. Anche a Modena è richiesta una raccolta d’ emergenza. L’appello dell’associazione e del Centro Trasfusionale del Policlinico

I contagi da virus della cikungunya rilevati in questi giorni nei comuni di Roma ed Anzio e la conseguente sospensione dei donatori residenti in quelle aree stanno determinando una situazione assai critica per la disponibilità di sangue nella capitale. La misura cautelativa del Centro Nazionale sangue ha infatti stabilito uno stop alle donazioni per circa 1,2 milioni di romani residenti nelle zone colpite e una “quarantena” di 28 giorni per i gli altri donatori della capitale e per chiunque si sia fermato anche per poche ore dopo il 25 agosto a Roma e ad Anzio. 

Per dare risposta alle necessità degli ammalati ricoverati nei nosocomi romani, il Centro Nazionale sangue ha chiesto uno sforzo straordinario a tutte le altre regioni affinché inviino unità di sangue a Roma. La nostra regione ha disposto di rispondere all’emergenza con un invio settimanale di 300 unità di sangue. Di queste, 50 dovranno essere messe a disposizione dalla provincia di Modena. L’Avis provinciale si è già attivata attraverso le sue sezioni comunali per incrementare la raccolta. In questi giorni arriveranno inviti diretti ai donatori e in alcuni sezioni si effettueranno turni straordinari di prelievo.

“Abbiamo colto le indicazioni della Regione – dichiara il presidente Avis provinciale Cristiano Terenziani - e per garantire le 50 sacche in più settimanali destinate a Roma ci rivolgiamo alla nostra unica e insostituibile risorsa, i nostri donatori. Chiediamo ancora una volta un impegno straordinario, certi che sapranno rispondere come sempre con altrettanta straordinaria generosità”.

Analogo appello arriva dal responsabile del Centro Trasfusionale del Policlinico, dott. Giovanni Ceccherelli: “ Il nostro Centro già è in grado di inviare il sangue fuori provincia per la cura dei talassemici, ma questa ulteriore allerta richiede un nuovo sforzo da parte dei donatori. E’ solo grazie a loro se  riusciremo a mantenere la nostra autosufficienza e saremo nello stesso tempo in grado di rispondere anche a questa nuova emergenza che mette in serio pericolo le terapie ematologiche negli ospedali romani”. 

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