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Cronaca Caduti in Guerra / Viale Martiri della Libertà

Indagine e arresti, SI Cobas protesta davanti alla Prefettura

Oggi presidio dei lavoratori aderenti al sindacato sul territorio modenese, per chiedere la liberazione dei sindacalisti arrestati nelle scorse ore nell'ambito dell'inchiesta condotta a Piacenza

Una cinquantina di iscritti al sindacato SI Cobas, provenienti soprattutto dalle aziende modenesi del settore logistico, si sono radunati alle 11 di oggi davanti alla Prefettura di Modena. Un presidio per solidarizzare con i colleghi finiti al centro dell'inchiesta a Piacenza, seguita agli scontri e alle dure trattative sindacali che hanno visto protagonista il sindacato autonomo negli scorsi anni. Una mobilitazione che da ieri è partita a livello nazionale, insieme al sindacato USB, con l'obiettivo difendere l'operato dei sindacalisti arrestati e condannare un "uso strumentale della giustizia".

I manifestanti hanno esposto uno striscione e scandito slogan al megafono, sotto l'occhio vigile delle forze dell'ordine. Per evitare situazioni di rischio è stato chiuso al transito il tratto di viale Martiri della Libertà davanti alla sede prefettizia.

Enrico Semprini, referente SI CObas a Modena, ha spiegato: "Questo presidio è volto a fare pressione sugli organismi dello Stato che possono raccogliere la richiesta dei lavoratori e delle lavoratrici che si riconoscono in queste organizzazioni sindacali, SI Cobas e USB. Perchè nei fatti è stata messa in discussione proprio la possibilità di fare sindacato. Stiamo ricevendo solidarietà anche da altre organizzazioni (erano presenti al presidio bandiere di Rifondazione Comunista e delgati di Cgil nelle Rsu, ndr), che si rendono conto del rischio molto grande che stiamo correndo".

L'arresto del leader nazionale Aldo Milani e di altri rappresentanti dei cobas riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto ormai 5 anni fa, al termine di una dura stagiondi lotta nel settore carni modenese. Analogie? "Esiste una particolarità e noi riteniamo anche una differenza - evidenzia Semprini - A Modena abbiamo vissuto una grande stagione di repressione, con caratteristiche esasperate, ma riteniamo che in questo caso ci sia un'aggiunta rispetto a quanto avvenuto dal punto di vista legislativo".

Il riferimento diu Semprini è ad una norma passata in sordina e approvata lo scorso giugno all'interno del Decreto Pnrr 2: un emendamento fortemente voluto da Assologistica dopo una forte azione di lobbying e presentato dal senatore di Forza Italia Nazario Pagano. La norma riguarda ancora una volta il sistema a dir poco caotico degli appalti: d'ora in avanti l'azienda committente non è più responsabile in solido delle eventuali mancanze delle piccole imprese o cooperative che di norma lavorano in appalto. In altre parole, per il lavoratore che vede venir meno per qualsivoglia ragione il riconoscimento dello stipendio o di parti di questo, non è più data la facoltà di rivalersi sull'azienda appaltante".

L'inchiesta di Piacenza

Lungh indagini di Digos e Squadra Mobile della Questura di Piacenza hanno portato a 8 persone indagate (sei agli arresti domiciliari, 1 obbligo di firma e un divieto di dimora) appartenenti a Si Cobas e Usb e con ruoli apicali, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di numerosi reati, tra cui violenza privata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sabotaggio, interruzione di pubblico servizio.  Si tratta di Abed Issa Mahmoud El Moursi, Ali Mohamed Arafat, Elderdah Fisal, Aldo Milani, Roberto Montanari, Carlo Pallavicini, Bruno Scagnelli, Zagdane Riadh. 

Si tratterebbe di due associazioni a delinquere esistenti e ben distinte: una in seno a Usb, l’altra al Si Cobas. Nelle 350 pagine dell’ordinanza vengono ripercorse tutte le vertenze dal 2015 ad oggi (alcune ancora in corso), che sono circa 150. Secondo l'accusa "in tutti i casi si è visto come nessuna delle due sigle abbia mai lottato al solo scopo di ottenere un miglioramento delle condizioni di tutti i lavoratori, ma piuttosto abbia agito come gruppo di pressione - vera e propria lobby - interessata a garantire migliori condizioni per i propri accoliti, soprattutto nella gestione dei cambi appalto" e che "è verosimile ipotizzare che le controversie alimentate sono servite alle sigle sindacali per raggiungere ed accrescere meri interessi "economici" che sono serviti, tra l'altro, per consentire il percorso di crescita politico-sindacale della "organizzazione sindacale stessa" e dei principali attori oggi indagati".

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