Asfalto avvelenato da rifiuti, coinvolti 13 comuni della provincia di Modena

Gli enti locali, oltre a Regione e Provincia, potranno costituirsi parte civile nell'eventuale processo che seguirà l'inchiesta che ha scoperchiato un vaso di Pandora sulla composizione del "Concrete Green", utilizato in molti cantieri del nostro territorio

Rifiuti inquinanti costituiti da ceneri pesanti e scorie varie, misti a scarti dell'edilizia e delle demolizioni. Sarebbe questa la composizione dell'asfalto utilizzato per la costruzione di strade dal 2014 al 2016 in circa un centinaio di Comuni tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Rifiuti a tutti gli effetti, che invece di seguire il corretto iter di smaltimento avrebbero alimentato in maniera illecita la produzione del  materiale noto con il nome di "Concrete green", steso principalmente su strade di campagna, dove si sono registrati valori anomali di cloruro, rame, piombo, nichel e cromo.

E' quanto emerso in un'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia, che ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati. Il prossimo mese si terrà l'udienza preliminare a carico di tre persone residenti in provincia di Verona, accusati di reati ambientali in materia di gestione e traffico illecito dei rifiuti. La vicenda ruota intorno alle ditte Tavellin Green Line srl e Consorzio Cerea spa, il cui legale rappresentante è al centro dell'inchiesta.

In totale gli inquirenti hanno identificato almeno 71 cantieri in cui sono finite circa 300mila tonnellate di questo conglomerato, utilizzato per la realizzazione del sottofondo stradale, partite da un'azienda veneta del settore. Sempre secondo le accuse questo prodotto avrebbe avuto sul mercato una grande fortuna, dal momento che veniva venduto a 17 euro al metrocubo contro i 247 euro dei conglomerati ecologici. 

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Sono ben 13 i Comuni della provincia di Modena sulle cui strade è stato gettato il "concrete green" oggetto dell'inchiesta: Bastiglia
Bomporto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelvetro, Cavezzo, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, Modena, San Felice sul Panaro, San Prospero e Vignola. Gli enti locali potranno costituirsi parte civile per ottenere risarcimenti nel caso in cui l'impianto accusatorio dovesse trasformarsi in un'effettiva condanna ai danni dell'imprenditore veneto. Stesso varrà anche per la Regione Emilia-Romagna e la Provincia di Modena.

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