Sperimentazione di farmaci antitumorali, rinvio a giudizio per il prof. Federico e le case farmaceutiche

Dopo una prima lunga fase di udienza preliminare il giudice ha deciso che verrà celebrato il processo per corruzione e peculato a causa del medico e di altri 13 imputati

Il prossimo anno si celebrerà presso il Tribunale di Modena il processo a carico dell'oncologo Massimo Federico, figura chiave di una inchiesta svolta tra il 2011 e il 2012 circa le sperimentazioni di farmaci antitumorali condotte presso il Policlinico di Modena. Lo ha deciso il giudice al termine dell'udienza preliminare che doveva appunto esaminare quanto emerso nell'indagine della Procura, coordinata dai Pm Niccolini e Mazzei.

Il reato sicuramente più grave contestato dai Pm è quello di corruzione: l'ipotesi su cui si è mossa l'indagine riguarda il presunto finanziamento illecito da parte delle case farmaceutiche, volto a sostenere la bontà dei propri prodotti attraverso la sperimentazione e l'influenza della figura stessa di Federico, riconosciuto come un medico di prim'ordine nella sua branca di competenza. In sostanza gli studi sarebbero stati presentati al Comitato Etico del Policlinico come "no profit", mentre la Procura sostiene che vi fosse uno scambio di denaro e altri benefit che avveniva in modo illecito. Il denaro tracciato dagli inquirenti si sarebbe materializzato sotto forma di donazioni a due Onlus e all'Associazione "Angela Serra" legate alla figura del professore del Policlinico, nonchè per l'organizzazione di meeting e convegni medici.

Insieme a Federico vanno a processo anche il collega Stefano Sacchi e i rappresentanti a vario titolo di cinque case farmaceutiche. Tutti dovranno rispondere dell'accusa di corruzione, mentre i due medici sono accusati anche di peculato.

"Prendo atto, con profondo stupore, disappunto ed amarezza, del provvedimento di rinvio a giudizio - ha commentato Massimo federico - Considero il provvedimento del tutto ingiustificato in quanto so bene di non aver affatto commesso i reati che mi vengono addebitati. Si tratta di un semplice rinvio a giudizio e come tale deve essere valutato. Ora il compito di giudicare come stanno in realtà le cose spetterà ad altri magistrati ove spero di trovare maggiore serenità ed attenzione e soprattutto meno pregiudizi nei miei confronti. In dibattimento rivendicherò con ancora più forza non solo la mia innocenza ma anche l’inutile e dolorosa sofferenza a cui sono stato e sono sottoposto sul piano personale e professionale".

"Resto convinto di essere stato sacrificato alla spettacolarizzazione giudiziaria con accuse inconsistenti, fuorvianti e animate da pregiudizi ingiustificati nei miei confronti - ha ribadito il professore che si è sempre dichiarato innocente, spiegando nel dettaglio le contestazioni mosse dalla magistratura - Vincerò anche questa battaglia, convinto come sono che, alla fine, la verità verrà a galla, i castelli di sabbia saranno abbattuti ed i danni subiti mi dovranno essere risarciti".

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