Cronaca Soliera

Soliera, nessuna istigazione o aiuto al suicidio: la sentenza due anni dopo

Il marito della donna che due anni fa si tolse la vita in circostanze all’epoca ritenute poco chiare, è stato assolto dalle accuse mossegli perché il fatto non sussiste

Il suicidio di una persona non è un fatto penalmente, né mediaticamente, rilevante. Inizia ad esserlo soltanto quando la volontà della persona che compie l’estremo gesto, o l’esecuzione dello stesso, sono eterodirette: quando cioè si ravvisano nell’evento concreto i connotati del delitto di “Istigazione o aiuto al suicidio”.

Proprio di questo delitto, declinato nella forma del rafforzamento dell'altrui proposito suicidario, era stato accusato un 62enne di Soliera, dopo che nel giugno del 2019 il corpo della moglie era stato trovato privo di vita nella loro abitazione. Due anni dopo, il Giudice Andrea Salvatore Romito ha assolto l’imputato dalle accuse mossegli “per insussistenza del fatto ascritto”.

Sopraffatti dalle gravi difficoltà economiche che avevano cercato di tenere nascoste per lungo tempo, i coniugi solieresi erano giunti a vedere nel gesto estremo l’unica soluzione possibile ai loro problemi. Avrebbero dovuto condividere la morte così come avevano condiviso la vita: ad attenderli due corde ricavate da un cintino da tapparella. Un appuntamento con una banca, che avrebbe dovuto tenersi di lì a pochi giorni, aveva però riacceso un lume di speranza nel marito: forse farla finita non era l’unica via d’uscita, forse avrebbero potuto arginare le loro difficoltà. Di questo aveva provato a convincere la moglie, tentando di persuaderla a desistere dal gesto estremo, e pensava – a posteriori si potrebbe dire, purtroppo, erroneamente - di avercela fatta. Erano passate molte ore, avevano cenato insieme, insieme si erano addormentati sul divano in un’apparentemente ristabilita tranquillità. Il mattino seguente però, il tragico ritrovamento del cadavere della donna, al quale hanno fatto seguito dapprima un disperato ma inutile tentativo di soccorso, e quindi altrettanto disperati e vani tentativi di emulazione del gesto da parte dell'uomo. Poi l’arrivo dei Carabinieri, le accuse, il processo: un vortice che si è concluso, è utile ripeterlo, con la completa assoluzione da parte del Tribunale.

L’Avv. Paolo Campani, difensore dell’imputato, esprime soddisfazione per la sentenza con cui il suo assistito è stato scagionato da ogni addebito mossogli in relazione alla morte della moglie. "Confido nel fatto che tale decisione possa riportare un po' di serenità nella vita di un uomo che ha vissuto una tragedia tanto grande". 

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